Incidente nautico, l’ultimo disperato tuffo di Greta Nedrotti

La superficie del lago che si infrange. Lo specchio d’acqua, piattissimo nella notte, alle 23.24 è increspato dagli schizzi di un tuffo. È l’immagine – immortalata dalle telecamere di videosorveglianza di un’abitazione di San Felice – dell’ultimo disperato tentativo di Greta Nedrotti di salvarsi la vita, appena prima di essere uccisa. La stessa immagine che ieri i genitori della 25enne hanno rivisto, durante la trasmissione Messi a fuoco di Teletutto (potete rivedere l’intera puntata proseguendo in questo articolo o cliccando qui) dedicata all’incidente nautico dello scorso 19 giugno, in cui a bordo del suo gozzo ha perso la vita anche il 37enne Umberto Garzarella.

E, come sempre, Nadia e Raffaele hanno reagito con composta dignità. «Vogliamo giustizia», si sono limitati a commentare, collegati dalla loro casa di Toscolano. Entrambi vestiti di bianco, come in ogni fiaccolata o ogni celebrazione organizzata dall’associazione «We are Greta», hanno ripercorso i tragici momenti della scomparsa della figlia.

EMBED [Raffaele e Nadia Nedrotti, genitori di Greta, durante il collegamento con Messi a fuoco]

Insieme a loro, a supportarli come fanno ogni giorno da quasi cinque mesi, c’erano anche le amiche della ragazza, che sui social la ricordano costantemente e raccolgono sulla piattaforma change.org le firme affinché omicidio stradale e nautico vengano equiparati (al momento sono quasi a quota 125mila). Sono le stesse amiche che avevano chiesto al rettore dell’Università Statale di Brescia Maurizio Tira di potersi laureare alla Magistrale al posto di Greta. Purtroppo, nonostante la richiesta inoltrata al Ministero, non sarà possibile perché la 25enne aveva ancora due esami da dare prima di discutere la tesi specialistica. «Ci avrebbe fatto piacere – hanno detto i genitori – ma le regole devono essere uguali per tutti e le rispettiamo».

Processo al via

EMBED [Messi a fuoco: la trasmissione del 5 novembre dedicata all’incidente nautico]

EMBED [Le dichiarazioni]Inizia mercoledì 10 novembre a Brescia il processo ai due tedeschi a bordo del motoscafo Riva Aquarama che quella notte ha travolto e ucciso i due ragazzi, fermi nelle acque di Portese a bordo di un gozzo in legno, con la luce di segnalazione accesa. In aula potrebbero essere presenti anche Christian Teismann e Patrick Kassen, che sono accusati di omicidio colposo, naufragio e omissione di soccorso e hanno scelto di andare a dibattimento, cioè di non preferire né il patteggiamento né il rito abbreviato, che avrebbe invece consentito loro un’automatica riduzione della pena pari a un terzo.

EMBED [Incidente nautico: la ricostruzione delle accuse per i due tedeschi]

Saranno invece di certo in tribunale gli ospiti che ieri sera erano collegati con lo studio di Andrea Cittadini: le avvocatesse della famiglia Nedrotti, Caterina Braga e Patrizia Scalvi, e l’avvocato della famiglia Garzarella, Raimondo Daldosso. In vista del processo di mercoledì, si è costituita parte civile solamente la famiglia di Greta, mentre i familiari di Umberto hanno preferito rinunciare alla costituzione. Entrambe stanno comunque trattando in sede extragiudiziaria il risarcimento con l’assicurazione dell’imbarcazione dei tedeschi. Ovviamente, tutte e due le famiglie saranno parti offese nel procedimento.

Teismann innominabile in Germania

EMBED [Incidente nautico: il video dello schianto]

I due tedeschi, che da anni frequentano il Garda come turisti, hanno due posizioni diverse. Kassen, che si è assunto la responsabilità di essere alla guida del motoscafo al momento dello schianto, è agli arresti domiciliari in una località segreta nel Modenese (provincia in cui ha sede lo studio del suo avvocato Guido Sola), mentre Teismann, proprietario del Riva, è un uomo libero.

Proprio per questo, la stampa tedesca non può nominarlo, come ha spiegato il giornalista Stefano Laura della Bild, anche lui ospite della trasmissione e pronto a tornare a Brescia, come ha già fatto quest’estate, per seguire il processo. «La legge in Germania ci vieta di usare il suo nome o le iniziali, per cui io non posso nominarlo nemmeno durante questo collegamento. La foto che per primi abbiamo pubblicato (quella dei due amici che bevono champagne a bordo dell’imbarcazione) ora è sotto censura e non più utilizzabile». Diversa la normativa in Italia, che invece – tenendo comunque sempre conto della presunzione d’innocenza fino a sentenza – consente ai media di pubblicare le generalità degli imputati (e degli indagati una volta chiuse le indagini preliminari e rinviati a giudizio).

EMBED [La mappa della tragedia]

«In Germania questa vicenda ha suscitato molto clamore – ha detto Laura – e sono molti i tedeschi che si vergognano di essere rappresentati dai due. La solidarietà per le famiglie delle vittime è stata grande e c’è attesa per l’esito processuale. Quello che è certo è che in Germania pagherebbero pesantemente per questo reato, sebbene anche qui le pene per gli incidenti nautici non siano equiparabili a quelle per l’omicidio stradale». La grande solidarietà è stata confermata anche da Raffaele Nedrotti, che racconta di centinaia di lettere scritte «di proprio pugno»: il riferimento, e il triste confronto, è alla lettera inviata da Teismann e Kassen, senza scuse né firma.

Velocità e stato di ebbrezza

EMBED [Incidente nautico: il motoscafo viaggiava ad altissima velocità]

A proposito della velocità a cui viaggiava il motoscafo dei tedeschi (20 nodi, cioè quattro volte sopra il limite consentito di notte), il cronista della Bild ha detto: «Con la collaborazione del proprietario di un Aquarama, ho avuto la possibilità di rifare il percorso dei due tedeschi, alla stessa velocità. Stento a credere non si siano resi conto di aver urtato qualcosa che non fosse uno scoglio o un pezzo di legno».

Sullo stato di alterazione psicofisica degli investitori si è dibattuto anche con Giacinto Pinto, giornalista del Tg1 che per primo ha reso pubblico il video dell’incidente, così come le del rientro del Riva al porto, con le manovre di ormeggiamento eseguite da Teismann (come prevede il regolamento nautico, essendo lui proprietario), mentre Kassen barcolla e cade dalla barca vistosamente ubriaco. «I due avevano già bevuto – ricorda Pinto – e poi, sanguinanti, hanno rifiutato l’intervento di un’ambulanza chiamata dal barista a cui si erano rivolti per bere ancora». Solo Kassen aveva accettato di sottoporsi all’alcol test, 14 ore dopo lo schianto, e il risultato era stato 0,29 grammi per litro.

EMBED [Incidente nautico: negli atti, il rischio di recidiva]

Nella sua ordinanza, il gip Andrea Gaboardi lo definirà «compatibile con uno stato di severa intossicazione alcolica al momento del sinistro e tale da escludere con certezza la navigazione nelle richieste condizioni di lucidità». Lo stesso giudice per le indagini preliminari aveva aggiunto: «Ha avuto spregiudicatezza e un’assoluta indifferenza per i beni della vita umana».

Kassen, che in un primo momento aveva fatto ritorno in Germania, si è poi costituito, consegnandosi ai carabinieri lo scorso 5 luglio al Brennero. Ora, a distanza di 140 giorni dall’incidente, sarà processato con l’amico Christian Teismann.

Link all'articolo originale: https://www.giornaledibrescia.it/garda/incidente-nautico-l-ultimo-disperato-tuffo-di-greta-nedrotti-1.3637136

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