Incidente nautico, i genitori di Umberto chiedono 9 milioni

La richiesta è partita dall’Italia nei giorni scorsi. Nove milioni di euro. Tanto la famiglia di Umberto Garzarella ha chiesto come risarcimento all’assicurazione dei due tedeschi che la notte del 19 giugno scorso erano a bordo del motoscafo Riva che ha travolto il gozzo in legno sul quale erano fermi Greta Nedrotti, 25 anni, e appunto Umberto Garzarella che di anni ne aveva 37. Lui è morto sul colpo, lei sbalzata dalla barca ancora viva, finita in acqua con gravi traumi alle gambe e alla testa e poi deceduta per annegamento nelle acque del lago di Garda.

La richiesta di risarcimento è stata avanzata in chiave processuale, perché qualora i genitori del giovane dovessero trovare un’intesa economica con coloro che al momento sono sotto indagine, non si costituirebbero parte civile. «Una proposta di risarcimento decisamente eccessiva» è il commento registrato dalla Germania dove l’assicurazione potrebbe rispondere a breve chiedendo su quali parametri sia stata formulata la richiesta. Il riferimento è a quello che i periti assicurativi definiscono «capitale umano». Ovvero la valutazione alla base del calcolo e che tiene conto di alcuni aspetti specifici: l’età della vittima e quindi l’aspettativa di vita, la sua potenzialità di guadagno e la posizione sociale, la quantità e la qualità dei suoi legami affettivi. I genitori di Greta Nedrotti non hanno invece ancora deciso se avanzare una proposta di risarcimento e non si esclude che possano aspettare di costituirsi parte civile una volta in aula per l’inizio del processo.

EMBED [SI E’ COSTITUITO PER INTERESSE]

EMBED [Leggi anche]Nel frattempo, con il tedesco Patrick Kassen ancora agli arresti domiciliari in un luogo segreto in Italia e l’amico e proprietario del Riva libero a Monaco di Baviera, e in attesa del nuovo sopralluogo sulle barche coinvolte previsto per domattina a Salò, per la Guardia Costiera non ci sono dubbi in merito alla dinamica dell’incidente. «Appare inverosimile che i due fari anteriori del Riva, che sopraggiungeva a 20 nodi, che coprono la visibilità di uno specchio acqueo per almeno 5-10 metri, non abbiano, anche se per pochi metri prima dell’impatto, fatto notare al conduttore la presenza della piccola unità collisa, il che avrebbe dovuto far arrestare la propria navigazione, anche dopo il salto, per prestare soccorso agli occupanti dell’unità» scrivono gli ufficiali di Polizia giudiziaria della Guardia Costiera Antonello Ragadale, Pasquale Angelillo, Daniel Gregori, Armando Mignola e Marco Ciccone, in una relazione agli atti dell’inchiesta del pubblico ministero Maria Cristina Bonomo.

EMBED [Umberto e Greta, il video dell’impatto fra il motoscafo e la loro barca]

La Guardia Costiera aveva ravvisato i reati di omissione di soccorso e di naufragio colposo, ipotesi quest’ultima che avrebbe fatto scattare immediatamente – e non a distanza di tempo come poi accaduto – l’arresto per chi per sua stessa ammissione era ai comandi del Riva.

EMBED [La mappa della tragedia]

Nella relazione la Guardia Costiera analizza il momento dell’impatto: «All’esito delle rilevanze di navigazione stimata, si evince che il Riva manteneva una velocità stimata di 20 nodi (poco più di 37 km orari contro al velocità di 0,2 nodi del gozzo dei bresciani) e tre volte superiore a quella prevista per la navigazione di notte che deve essere di 5 nodi. Subito dopo il salto causato dall’impatto con la piccola barca, nel riatterrare sullo specchio d’acqua – si legge agli atti – accostava leggermente a sinistra per poi riprendere la rotta per raggiungere l’ultimo punto di accostata prima di approcciarsi al cantiere Arcangeli».

 

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