Incidente nautico, famiglie di Umberto e Greta divise al processo

Insieme in quella maledetta notte di inizio estate, divisi in un’aula di tribunale al momento del giudizio nei confronti di chi ha provocato l’incidente mortale.

Percorsi diversi per le due vittime dello scontro nautico al largo di del 19 giugno scorso quando Umberto Garzarella, 37 anni, e la 25enne Greta Nedrotti vennero travolti, mentre erano fermi sul loro gozzo in legno, da un motoscafo su cui viaggiavano Christian Teismann e Patrick Kassen.

Dopo che la procura ha disposto il giudizio immediato, inizierà domani il processo per i due tedeschi accusati di omicidio colposo, omissione di soccorso e naufragio. In aula. Davanti ai giudici ci saranno come parti offese i familiari di Greta Nedrotti, mentre la famiglia di Umberto Garzarella, ha deciso di non costituirsi parte civile.

EMBED [Leggi anche]«Troppa sofferenza, troppo dolore. Il processo non porterà nulla di nuovo. Noi la condanna la viviamo tutti i giorni» spiega l’avvocato Raimondo Daldosso. «Non cerchiamo vendetta, ma depositeremo una memoria scritta per chiedere al giudice di avere un occhio di riguardo e di tenere ben presente tutti i comportamenti degli imputati – aggiunge Daldosso. – Se avessero chiesto scusa in modo convinto e non come hanno fatto attraverso una lettera imbarazzante, il nostro spirito sarebbe diverso».

Il legale della famiglia di Umberto Garzarella sta gestendo in sede extragiudiziale il risarcimento del danno con l’assicurazione dell’imbarcazione di proprietà di Christian Teismann, manager del gruppo leader mondiale nella produzione di computer che ha riferito che al momento dell’incidente non era lui ai comandi del potente motoscafo Riva, nonostante durante tutta la giornata più telecamere lo avevano ripreso alla guida. Si rifiutò di sottoporsi all’etilometro e disse no anche al prelievo per la comparazione del dna.

EMBED [La fiaccolata in ricordo dei due ragazzi]

Ad assumersi la responsabilità della guida fin da subito è stato l’amico che, dopo un periodo in carcere, è agli arresti domiciliari in una località segreta nel Modenese. Era ubriaco in quella notte quando travolse la barca dei ragazzi bresciani. La famiglia Garzarella aveva chiesto un risarcimento di nove milioni di euro. «Stiamo trattando, ma i soldi non ci sono mai interessati. Niente e nessuno ci riporterà Umberto» spiega l’avvocato Daldosso. Le cifre messe sul tavolo dall’assicurazione tedesca sono sensibilmente inferiori. Si sono invece costituiti parte civile i familiari di Greta; i genitori, gli zii e i nonni della ragazza che stava frequentando la facoltà di Economia e commercio a Brescia. «Anche noi siamo in trattativa, ma al momento rimaniamo nel processo» conferma l’avvocato Caterina Braga.

Oggi scadono nel frattempo i termini per il deposito della lista dei testimoni. In aula sfileranno i consulenti di parte che hanno ricostruito il drammatico incidente nautico. Dagli atti emerge che Greta avrebbe provato ad intervenire quando ha visto avvicinarsi a gran velocità il motoscafo dei tedeschi. Si sarebbe alzata e dopo aver cercato di attirare l’attenzione di chi era ai comandi del Riva, si è tuffata in senza però riuscire ad evitare l’impatto con l’Aquarama che l’ha colpita all’altezza delle gambe.

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