Il testamento biologico …

Leggo su molti siti web un testo di “testamento biologico” che mi fa veramente inkakkiare.

Apparentemente ben scritto e ragionato, non lo è per nulla e anziché risolvere un problema rischia di complicarlo e crearne di nuovi!

Il tema è complicato e delicato, dannatamente delicato. Oggi pomeriggio nn ho molto tempo, e forse neppure voglia per approfondirlo realmente, ma scrivo al volo un paio di considerazioni per far capire a chi lo sta scopiazzando dal sito dell’aduc (associazione per i diritti degli utenti e consumatori), che sta copiando un testo SBAGLIATO (almeno in parte).

Tra le cose che ben ricordo del periodo in cui studiavo per fare il notaio (brrrrr, rabbrividiamo), ce n’è una che calza a pennello:

il testo di un atto (anche unilaterale, come il testamento, sia esso “materiale” o “biologico”) NON deve essere interpretabile. Non deve lasciare alcun dubbio, alcuna possibilità di movimento e interpretazione a chi lo legge. Nel caso delle disposizioni atte a regolare qcosa per il tempo successivo alla morte del disponente la precisione e la chiarezza del testo è particolarmente importante. Lo scritto troverà infatti applicazione dopo la morte (o il passaggio ad uno stato di non conoscenza) di chi l’ha redatto ed è evidente che in caso di dubbi non sarà possibile chiedere lumi a chi l’ha scritto!

C’è un passaggio (non ho letto tutto il testo, perché mi sono innervosito troppo presto …) che è assolutamente interpretabile e, quindi, non va bene:

In particolare, nel caso fossi affetto/a da una malattia allo stadio terminale, da una malattia o una lesione cerebrale invalidante e irreversibile, da una malattia implicante l’utilizzo permanente di macchine o altri sistemi artificiali, incluso ogni forma di alimentazione artificiale, e tale da impedirmi una normale vita di relazione, rifiuto qualsiasi forma di rianimazione o continuazione dell’esistenza dipendente da macchine e non voglio più essere sottoposto/a ad alcun trattamento terapeutico.

Che vuol dire “normale vita di relazione”? Quando una vita è considerabile “normale”? Il passaggio è fondamentale, perché se chi legge il testo considerasse non normale, chessò, la vita nel “polmone d’acciaio” o … la “dialisi” o … la dipendenza da “insulina” o non so che altro … le conseguenze sarebbero nefaste!
Non sottovalutate il significato delle parole che scrivete, pesatele, una ad una. Sono importanti, molto importanti!

Se foste in coma diabetico e leggendo il testamento biologico si stabilisse che la necessità di dipendere dall’insulina non vi permetterebbe una normale vita di relazione che succederebbe?

Ovviamente ragiono per assurdo ed è questa una forzatura, ma è fondamentale che sia chiarito, in un testo di questo rilievo per la propria vita, il proprio pensiero, e che lo sia in modo UNIVOCO, non interpretabile.

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