Il taboulé come piace ammé

La settimana scorsa ho provato a fare il tabbouleh.
Era la prima volta che provavo: è stato facilissimo ed il risultato è stato definito nientepopòdimenoche “spettacolare”. Mi sembra giusto, quindi, tirarmela un po’.
Fatto.

Se io fossi una bloggeressa seria, adesso qui vi pubblicherei la ricetta.

Tipo come fanno le foodblogger, fanno delle foto belle belle, meglio di questa senza dubbio, e poi vi dicono che hanno usato, per esempio
– il cous cous;
– i pomodori;
– i cetrioli;
– il prezzemolo;
– la ;
– il succo di limone;
– sale, pepe ed olio q.b. (adoro scrivere q.b.)

Poi, sempre se fossi una food blogger affermata, vi spiegherei il procedimento, ma non lo sono per cui, insomma, arrangiatevi ecco.

Ma no, dai scherzavo! Che permalosi…
Vabbeh è superfacile: il cous cous si copre con l’acqua per 15/20 minuti, così lui si gonfia. I pomodori si fanno scottare in acqua calda pochi secondi (per togliere la buccia) e si tagliano a tocchetti, e si tagliano pure i cetrioli. La menta ed il prezzemolo si tritano fini fini… et voilà, il tabbouleh è -quasi- pronto.
Poi ci si spremono dentro 2 limoni, si aggiunge sale pepe olio q.b. e si lascia lì. Un giorno può bastare.
Poi lo si mangia, è ovvio. Cosa pensavate di farci?

Ah ecco, sempre se fossi una foodblogger con i controfiocchi vi direi anche che la vera originale ricetta araba di tabbouleh non si fa mica con il cous cous, ma con il burghul. Ma noi qui non si è mica così pignoli, e ci si accontenta: il cous cous è così buono…

taboulé

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