Il Crocifisso miracoloso e il Coronavirus

A Desenzano è stato esposto, nei primi giorni di marzo, pochi giorni dopo il decreto governativo sull’isolamento delle famiglie per limitare il diffondersi del Covid-19, in Duomo sull’altare di S. Vincenzo, S. Benigno e S. Anastasio, il Crocefisso della chiesa posta tra via Roma, via Borgo Regio e slargo della Posta, detta, appunto, del Crocefisso.

Questa croce è strettamente legata alla storia di Desenzano. Di esso si hanno notizie a partire dalla positiva conclusione dell’Interdetto (1566–1572) e dal costituirsi (1575) della confraternita dell’Immacolata Concezione, di cui era figura sacra di riferimento. Per onorare il Crocefisso, nel 1623 venne eretto l’altare con nicchia dove abitualmente rimane ancor oggi esposto. Per capire la venerazione di cui era circondato dai desenzanesi, basta scorrere le pagine dei diari di Andrea e Gian Battista Alberti, contenuti nel libro Diari rivelati edito nel 2019 a cura di Giuseppe Tosi. Gli Alberti, che scrivono memorie nel quadro temporale 1653–1752, riferiscono di solenni funzioni e processioni con il Santo Crocefisso tenute in occasione di lunghi periodi di siccità, di pericoli bellici, di epidemie del bestiame. È comprensibile che le malattie degli animali fossero molto temute dagli abitanti di Desenzano, in quegli anni non più di 3500, se si pensa che essi nella quasi totalità erano dediti alla coltivazione e alla commercializzazione di prodotti agricoli. E poi ci si affeziona ai propri animali. Si respira nelle Memorie degli Alberti il sentimento religioso diffuso nella popolazione, la fede commossa nella protezione del’Venerabilè, la riconoscenza per la grazia ricevuta.

Dell’anno 1736 Gian Battista Alberti narra la solenne processione tenuta il 9 settembre a ringraziamento della protezione per aver tenuto lontane sia l’epidemia bovina sia le truppe straniere in transito nell’Italia Settentrionale. Si può notare come questòmodernò imprenditore, dall’alto pelo sullo stomaco, si rivolga con reverenza all’immagine sacra chiamandola “Miracolosissimo Crocifisso della Veneranda Confraternita della Concetione”. Dopo aver descritto il grande apparato scenografico predisposto tra le chiese di S. M. Maddalena e S. Maria de Senioribus, Gian Battista Alberti enumera le personalità religiose e amministrative che circondavano il baldacchino ricamato con seta e oro, sotto cui l’Arciprete reggeva il Miracoloso Crocifisso, più avanti definito “Miracolosissima effige del Redentore”. In alcuni punti del percorso il Crocifisso veniva offerto al bacio della folla, che era grande.

L’immagine fu esposta alcune volte al culto della popolazione anche durante l’800 anticlericale e nella prima metà del’900, il secolo dell’atomica. Ora nel 2020, malgrado talune perplessità dei due sacerdoti responsabili, il Santo Crocifisso è stato portato in Duomo da don Giovanni Ghirardi e da don Gabriele Vrec. Senz’altro ad alcune persone questo gesto ha fatto piacere e recitano l’antica preghiera, recuperata sui social, con fiducia, ripromettendosi una visita in Parrocchia appena allentato lo stato di isolamento. Tra l’altro, oltre che antico, il Crocifisso è esteticamente bello. Speriamo che rimanga lì a lungo.

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