Il comando di Toscolano intitolato a Gino Zanardini

Il «suo» amato ufficio, la sede dei Vigili in cui per decenni ha prestato servizio, ora porta il suo nome. «Comando di Polizia Locale “Commissario Gino Zanardini”. Caduto nell’adempimento del dovere il 12 giugno 2018», si legge sulla targa che è fissata all’ingresso dell’ufficio in cui Zanardini ha saputo farsi voler bene da amministratori, colleghi, utenti e cittadini che ne hanno apprezzato le doti professionali e umane.

La gentilezza, la pacatezza e la disponibilità verso l’altro erano i segni distintivi del suo carattere.

La cerimonia. Come ha ricordato il sindaco Delia Castellini, «Gino Zanardini era una bella persona». «Ovunque ha operato – ha detto il cerimoniere Angelo Dacunto – si è fatto conoscere per la bontà e la serietà». Non sono frasi di circostanza, pronunciate perché quando si muore così si diventa santi. Gino Zanardini era davvero una persona perbene, un uomo presente nella sua comunità, un professionista preparato e scrupoloso, che svolgeva attività didattica nelle scuole e che sapeva rapportarsi all’altro con gentilezza e serenità. Domani, 14 giugno, avrebbe compiuto 63 anni se non ci fosse stato quel maledetto temporale. Era la mattina del 12 giugno 2018. Il vicecomandante Zanardini, in sopralluogo con una collega nella Valle delle Cartiere per verificare la pericolosità del torrente Toscolano ingrossato dalla pioggia, fu colpito al capo da una pietra staccatasi da una parete nella forra di Covoli. Le sue condizioni apparvero subito gravissime.

Il giorno seguente, il tragico epilogo di una vicenda che ha profondamente colpito la comunità di Toscolano Maderno. Il ricordo. Ieri, nell’anniversario di quel tremendo incidente sul lavoro, l’intitolazione del Comando, intitolazione proposta dall’attuale comandante della Locale, Werner Faoro. Erano presenti i familiari di Gino, la moglie Giovanna, il figlio Fabrizio, la sorella Paola. Numerose le autorità: il viceprefetto Stefano Simeone, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Salvatore Russo, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Salò, maggiore Alessandro Firinu, il neo comandante della Polizia provinciale Claudio Peretti, il comandante della Locale di Brescia Roberto Novelli, agenti, sindaci, amministratori pubblici. C’erano anche gli alpini della fanfara e i musicisti della banda, orfani del saxofono dell’amico Gino. Ma soprattutto c’erano, numerosi, i toscomadernesi, a testimonianza di quanto Zanardini si sia fatto voler bene e di quanto manchino il suo sorriso e la sua gentilezza d’altri tempi.

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