Galeas per Montes, Lago di Garda

Torbole

Un’impresa epica che segna la storia del lago di Garda Trentino

Navigate tranquilli con il battello assieme ad altri turisti. Con in testa un cappellino colorato scivolate sul pelo dell’acqua godendovi un bel pomeriggio di sole. La vostra massima preoccupazione è quella di non rovesciare la coppetta di gelato che stringete in mano o di non far cadere la fotocamera fuori bordo. Siete rapiti dal paesaggio e allo stesso tempo concentrati sulla composizione dei vostri scatti: chissà quanti complimenti dagli amici, quando li vedranno. Un tizio che non era nel vostro campo visivo indietreggia senza guardare, vi urta, voi mollate la presa e… plof! La vostra compatta sparisce fra i flutti bianchi mossi dallo scafo e inizia a scendere verso le mie più buie profondità circondata da bollicine luminose. Ora si trova nell’altra parte del lago, quella inferiore, quella misteriosa, un mondo completamente diverso. Se solo potesse fotografare adesso, che paesaggi vedrebbe? Quali segreti sarebbe in grado di raccontare?

Ve lo dico io, che li conosco tutti: fra le tante cose che potrebbe scoprire, antiche e recenti, troverebbe i segni di una vecchia e incredibile battaglia navale che ora vi voglio raccontare. Quelle tracce, seminascoste dalle alghe e dalle mie oscurità verdastre, risalgono alla metà del ‘400, al periodo in cui fu realizzata una delle opere di ingegneria militare più spregiudicate della storia, la Galeas per Montes.

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Durante la prima metà del ‘400, il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia erano ai ferri corti. Venezia, che in quel periodo era in forte espansione, aumentò la pressione verso i territori lombardi e alcune città sotto il dominio milanese, come Brescia, spontaneamente passarono dalla parte del Leone di San Marco. La cosa non durò a lungo perché pochi anni dopo il Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, le riconquistò una ad una. I capitani al soldo del Duca arrivarono così ad avere il controllo di tutto il settore del lago di Garda meridionale, eccetto Brescia, che chiusero in una morsa e misero sotto assedio. I bresciani, disperati, invocarono l’aiuto del senato veneto.

Il Minor Consiglio veneziano si riunì per decidere il da farsi. La situazione era complessa: I milanesi erano asserragliati nei castelli di Desenzano e Peschiera del Garda e uno scontro frontale avrebbe comportato uno sforzo bellico eccessivo. L’unica alternativa possibile per raggiungere e soccorrere la città assediata passava per il Garda settentrionale. Una flotta avrebbe potuto attraversare il lago e cogliere di sorpresa le forze navali del Duca ancorate a Desenzano attaccando da nord. Ma come fare per portare le imbarcazioni fino a Torbole o Riva, che erano circondate da montagne?

Un ingegnere e un marinaio greco elaborarono un piano folle. Si trattava di un’impresa mai tentata prima: avrebbero trasportato le pesanti navi da guerra via terra, facendo valicare loro il Passo di San Giovanni.

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Era il gennaio del 1439. Una flotta di otto imbarcazioni, fra galee e fregate, assieme ad altre venticinque barche grosse, imboccò le foci dell’Adige in magra, risalendone a fatica il corso fino all’altezza di Mori. Il livello dell’acqua era talmente basso che nei punti meno profondi il pescaggio dovette essere alleggerito con galleggianti di legno per non danneggiare gli scafi o incagliarli nel fondale.

Superato il primo tratto via fiume, le navi furono tratte in secca e caricate su enormi supporti di legno concepiti per l’occasione. Sterratori, carpentieri e falegnami avevano realizzato in pochissimo tempo una lunga pista costituita da tavole di legno che risaliva nel modo più lineare la stretta valle di Loppio. Per farla avevano prima livellato il terreno, sradicato alberi, divelto macigni e demolito completamente due casolari. Dopo lunghi preparativi, lentamente, la flotta scricchiolante si mise in moto. Per trainarla occorse il sudore di più di 2000 buoi e di centinaia di schiavi rematori, oltre a quello di tutti gli uomini in forze che si riuscirono a trovare nelle vicinanze.

L’operazione più complessa da affrontare non fu però la salita al Passo san Giovanni, per la quale bastò un’immensa dose di forza fisica, ma la ripida discesa verso Nago e Torbole. Questa fase richiese tutta l’astuzia dei veneziani, che dovettero frenare la corsa delle navi con tutti i mezzi a disposizione: oltre a far tirare verso monte le funi a schiavi e buoi, ancorarono le cime a degli olivi secolari, molti dei quali furono sradicati dal peso insostenibile. Ma non solo, per la calata nella Valle di Santa Lucia, che porta a Torbole, aspettarono il pomeriggio, momento in cui l’Ora del Garda soffia forte da sud a nord, così da poter spiegare le vele e sfruttare anche il vento per contrastare l’inerzia dei navigli.

Dopo due settimane di lavoro intenso, dopo aver coinvolto migliaia di persone e aver speso una fortuna, la flotta fu messa in acqua a Torbole: Venezia era pronta alla battaglia.

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Le navi della Serenissima attraversarono il lago da nord a sud e sferrarono l’attacco alla flotta avversaria al largo di Desenzano. Tuttavia, con tutto il trambusto creato, la notizia della Galeas per Montes era trapelata e l’effetto sorpresa vanificato. I milanesi erano preparati a quella mossa: vinsero la battaglia e catturarono parte degli scafi della Repubblica, lasciando rientrare a Torbole solo due galee.

Sebbene lo stratagemma avesse fallito, tutti si resero conto che il progetto era buono e fattibile, si trattava solo di sfruttarlo meglio. Brescia non fu liberata, ma grazie al controllo della parte settentrionale del lago, i veneziani poterono rifornire di derrate e generi di conforto gli assediati e permettere loro di resistere per un altro anno.

Nel corso del 1439, seguendo lo stesso itinerario della prima volta, fu trasportata a Torbole un’altra flotta, più grande e potente. I veneziani aspettarono fino all’aprile dell’anno successivo per prepararsi e riparare i piccoli danni causati dal trasporto via terra. Quando finalmente i milanesi risalirono lo stretto profilo del Garda e si scontrarono con loro al largo del Ponale, le navi repubblicane ebbero la meglio e vinsero la battaglia. Da quel momento Venezia acquisì il controllo e la signoria di tutto il lago.

Tutti i circuiti del transitano oggi dove cinque secoli fa passarono galee e fregate, tra Nago e la valletta di Santa Lucia. Riuscite a immaginare che spettacolo tremendo dev’essere stato? Urla, un sordo brontolio di scafi trascinati su legno, ordini impartiti con l’inconfondibile cadenza veneziana. E lì, di fronte, il lago di Garda, ad aspettare placido il concludersi di questa impresa epica. Il GardaTrek non è solo un percorso di trekking sul lago di Garda, ma soprattutto un cammino che ripercorre luoghi e vicende spesso dimenticate, ma che hanno segnato in modo indelebile il GArda Trentino e che meritano di essere riscoperte.

GardaTrek

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