«Francesca Fantoni fu massacrata, mai vista una cosa così»

«Ho fatto più di duemila autopsie nella mia vita, ma una cosa così non l’ho mai vista». A parlare è Mario Restori, medico legale di lungo corso, in pensione da un paio di mesi. Era lui di turno quando all’obitorio del Civile arrivò il corpo di Francesca Fantoni, la 38enne trovata senza vita al parco dei Bersaglieri di Bedizzole il 27 gennaio dello scorso anno, due giorni dopo il delitto. Il medico ieri ha ripercorso le fasi salienti dell’esame autoptico per la Corte d’assise che sta processando per omicidio volontario aggravato Andrea Pavarini, il 32enne che ha confessato il terribile delitto.

EMBED [Leggi anche]«Francesca – ha spiegato Restori – era stata lasciata nell’angolo del parco dove fu ritrovata con i jeans abbassati, gli slip strappati ed una felpa alzata. Il suo corpo era coperto da un giubbino. Il volto era profondamente tumefatto, per non dire completamente deformato. Trovammo un oggetto di plastica conficcato nel palato. Probabilmente lo stesso con il quale le erano stati lacerati i tessuti vaginali. Il luogo del ritrovamento della donna dava chiaramente l’idea della consumazione di una violenza sessuale».

Che Pavarini sia ossessionato dal sesso, a livello patologico, e che comunque l’imputato non fosse in grado di intendere e volere all’epoca dei fatti, ma nemmeno adesso – vedere per credere le reazioni scomposte in aula durante l’esame dei testimoni chiamati dal suo stesso difensore – è più di un sospetto dell’avvocato Ennio Buffoli, corroborato ieri dalle testimonianze di giovani donne che hanno subito le sue morbose attenzioni.

Ne ha riferito Valentina, chiamata in aula dall’avvocato Alberto Scapaticci, difensore della madre e della sorella di Francesca costituite parti civili. «Una sera mi trovai Pavarini alle spalle, mentre stavo acquistando le sigarette al distributore. Era in motorino, mi puntava. Mi rinchiusi in auto, lui si avvicinò, picchiò i pugni sul finestrino insultandomi pesantemente. Mi impediva di partire: lo minacciai di investirlo e di chiamare i carabinieri. Alla lunga se ne andò. Il giorno dopo lo denunciai. La sua immagine mi ha seguito per un po’».

L’immagine di Pavarini è nitida negli occhi di un’altra donna chiamata a testimoniare. «Stavo passeggiando per Bedizzole, portavo a spasso mia figlia che aveva due mesi. Lui si avvicinò a bordo di un trattore, quando fu vicino si abbassò i pantaloni e me lo fece vedere: “Facciamo qualcosa” mi chiese? Scappai e mi rivolsi ai carabinieri. Non credo la mia denuncia abbia avuto seguito».

Un seguito per ora non ha avuto nemmeno l’indagine per violenza sessuale subita da Francesca nel 2018. Il presunto autore è irreperibile e il fascicolo non può così approdare in aula, dove il processo per l’omicidio tornerà il prossimo 19 maggio. Sarà la volta dei consulenti psichiatrici del pm Marzia Aliatis, della parte civile e della difesa. Si parlerà dell’unica questione che può spostare l’ago della bilancia: la capacità di intendere dell’imputato.

 

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