Fotovoltaico: la Soprintendenza fa politica senza averne titolo?

Lo confesso, io sono un inguaribile ottimista, con un’incrollabile fiducia verso Enti e Istituzioni.

Prima di iniziare le pratiche burocratiche per l’installazione di un impianto fotovoltaico sulla mia abitazione, ammetto che avevo sentito unanimemente parlare molto male della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le provincie di Brescia, Cremona e Mantova da parte di cittadini, tecnici e rappresentanti istituzionali, persone di mia conoscenza dalla specchiata integrità, normalmente per nulla sputasentenze.

Parafrasando “elegantemente”, unanimemente tutti mi avevano descritto la Soprintendenza come un ente autarchico dalle logiche imperscrutabili, una umorale torre d’avorio di incomunicabilità, che perpetua una visione sul fotovoltaico anti-storica e anti-europea e, almeno sul Garda dove vivo, dalle incomprensibili indulgenze urbanistiche.

Non volendo assolutamente cedere a questa visione demagogica, chiedo quindi convintamente e ripetutamente un incontro con il Soprintendente, anche dopo il mio post. Sono certo infatti che da un confronto possa emergere chiaramente l’incoerenza della loro analisi sul mio specifico caso, ma voglio anche capire i motivi della loro posizione così estrema e, mi si consenta, estremista di contrarietà al solare, termico e fotovoltaico. Anzi, faccio di più, li invito direttamente a San Felice del Benaco a fare insieme a me un sopralluogo.

Dopo giorni di attesa, finalmente lunedì 22 luglio ho avuto un lungo incontro in Soprintendenza con il Soprintendente Arch. Andrea Alberti e con il funzionario per il lago di Garda Arch. Cinzia Robbiati.

Premetto che ho chiesto espressamente e ottenuto dal Soprintendente il consenso a poter parlare pubblicamente dei contenuti dell’incontro.
Quanto scrivo non è niente più e niente meno di quanto ci siamo detti personalmente, che rendo pubblico in quanto lo ritengo un utile contributo alla discussione in atto localmente e in Italia, oltre che per tutte le azioni, politiche e non, che vorranno seguire.

Ovviamente mi è dispiaciuto molto e non ho personalmente capito per quale motivo non abbiano accettato di incontrarci a San Felice, e  comprenderanno che in me è maturata la convinzione che non volessero rischiare di rilevare l’incongruenza tra la realtà della zona in cui abito e l’analisi da loro fatta. Ma tant’è, ci siamo incontrati in Soprintendenza.

Lettera di Bocciatura fotovoltaico della Soprintendenza

Bocciatura della Soprintendenza

Intanto purtroppo nel frattempo era arrivata la bocciatura definitiva della mia pratica di autorizzazione paesaggistica con una raccomandata da parte del Comune di San Felice del Benaco, a seguito dell’invio della bocciatura da parte della Soprintendenza (bocciatura che ad oggi non ho ancora ricevuto formalmente), di cui pubblico informalmente copia qui a fianco in quanto il testo è “emblematico” della posizione della Soprintendenza.
La tempistica mi ha comprensibilmente molto amareggiato; dovendo infatti ancora incontrarci, mi è parso un inutile gesto di prepotenza da parte della Soprintendenza inviare preventivamente il dissenso. A livello di rapporti quantomeno personali  una scelta “forte”, discutibile, di rottura, di chiusura totale.
A questa obiezione l’Arch. Cinzia Robbiati ha replicato che la Soprintendenza agisce solamente a livello “endo-procedurale”, quindi non ha alcun dovere di interagire con i cittadini, e se lo fa è solo una eccezionale concessione non dovuta.
Mi sono permesso di risponderle che è una situazione “folle”, visto che una possibilità di interazione preventiva in fase progettuale, consentirebbe di formulare progetti che abbiano la maggiore probabilità possibile di essere approvati, recependo le indicazioni di enti e uffici preposti alla verifica e assenso, minimizzando così gli eventuali ricorsi, con un evitabilissimo spreco di risorse economiche e umane da parte della Soprintendenza e dei cittadini.

Io non conosco nello specifico i regolamenti che governano la Soprintendenza, ho però fatto notare che il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62) all’art. 12 comma 1, dice che: “Il dipendente in rapporto con il pubblico … opera con spirito di … cortesia e disponibilita’ e, nel rispondere alla corrispondenza, a chiamate telefoniche e ai messaggi di posta elettronica, opera nella maniera piu’ completa e accurata possibile. … Il dipendente, …, fornisce le spiegazioni che gli siano richieste in ordine al comportamento proprio e di altri dipendenti dell’ufficio dei quali ha la responsabilita’ od il coordinamento.
Il dipendente rispetta gli appuntamenti con i cittadini e risponde senza ritardo ai loro reclami.”

Anche nel codice etico dei dipendenti pubblici del MiBAC, all’art. 4 comma a) si dice  “I rapporti con gli utenti devono essere improntati alla massima disponibilità e collaborazione in modo da favorire il più alto grado di fiducia e credibilità del MiBAC”. E la Soprintendenza è un organo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Quindi, personalmente continuo a considerare incomprensibile e ingiustificabile il fatto che la Soprintendenza non risponda a cittadini e imprese che la contattano per avere indicazioni o orientamenti, anche se l’Arch. Robbiati mi dice essere legittimo.

Ma veniamo all’incontro di lunedì 22 luglio 2013.


Finalmente ho capito i motivi delle incomprensioni sul fotovoltaico tra Soprintendenza e resto del mondo.

Semplicemente sul fotovoltaico la Soprintendenza in piena legittimità applica una propria chiara visione e sensibilità “”, usando legittimamente la “duttilità” delle norme al servizio e per il perseguimento della propria linea.

L’Arch. Andrea Alberti ha voluto rassicurarmi sulla sua sensibilità in merito alle energie rinnovabili, esordendo con un interessante excursus sulla politica energetica internazionale e nazionale, mostrando anche scetticismo nei confronti dell’approccio del Governo italiano e della sua capacità di produrre i risultati attesi.

Poi, insieme all’Arch. Cinzia Robbiati mi hanno detto esplicitamente che loro di principio sul Garda non autorizzano ne mai hanno autorizzato impianti su tetti tradizionali di abitazioni private. Mi hanno inoltre detto che consentono, prediligono e privilegiano soluzioni con l’installazione su edifici in aree industriali o altro, che mettono a disposizione le coperture anche a supporto di iniziative di privati.

Gulp! A quel punto ho obbiettato a loro che mi stavano facendo un chiaro discorso politico, con però un piccolo-grande dettaglio: la Soprintendenza non è un organo politico con rappresentanti scelti democraticamente, ma di fatto un ufficio “tecnico” del Ministero dei Beni Culturali, che agisce da una posizione di potere assoluto e insindacabile.
Quindi a mio avviso, proprio per questa posizione di grande potere, le loro scelte dovrebbero attenersi ai principi di prudenza e ragionevolezza.

Ovviamente l’Arch. Alberti mi ha garantito che era solo un pourparler e che le loro scelte erano sempre tecniche.
Tant’è però che il risultato finale è legittimamente perfettamente aderente a quanto emerso dal discorso a mio avviso “politico”.
Il problema vero è che, come ricordava il Soprintendente, la normativa non è per niente chiara e spesso è ambigua, oltretutto la Regione Lombardia non ha mai approvato il Piano Paesaggistico Regionale, e mi diceva l’Arch. Alberti che è probabilmente l’ultima regione a non averlo fatto.
Quindi in assenza di norme precise e definite, il Soprintendente mi ha detto che vale l’analisi condotta, in scienza e coscienza, dagli enti coinvolti per competenza, compresa quindi anche la Soprintendenza.
Traduco: visto che la politica non decide, la linea politica la dettiamo noi in base alla nostra visione e sensibilità.

Ho però ricordato loro che proprio il succitato D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62 all’art. 3 comma 2, dice che “Il dipendente rispetta altresì i principi … equità e ragionevolezza …”, e il codice etico dei dipendenti pubblici del MiBAC, all’art. 4 comma h) dice che ““… impronta la propria attività all’equità, ragionevolezza …”.
Il principio di Ragionevolezza, impone che la P.A. nell’esercizio dei compiti attribuitigli dalla legge, sia tenuta ad adottare la soluzione idonea e adeguata, comportante il minor sacrificio possibile per le posizioni dei privati coinvolti.

Quindi, riassumendo “brutalmente”: certo, è vero che la Costituzione all’art. 10 tutela il paesaggio, è vero che il D.Lgs. 42/2004 vi assegna incarico di tutela, ma non mi pare esista alcuna norma che vieti l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti in cotto rossi, e la legge regionale dice semplicemente che i tetti in cotto rosso devono essere un elemento paesaggistico unificante di attenzione, aggiungo io soprattutto in una zona come del Garda in cui si è costruito in modo architettonicamente “variegato” e sparso al di fuori dei centri storici.
La normativa nazionale e gli incentivi che anche recentemente il Governo ha prorogato, fanno comprendere quanto piccoli impianti come quello che volevo installare sulla mia abitazione siano auspicabili, non solo in un ottica di politica energetica, ma anche perché in questo periodo di crisi darei lavoro ad alcune ditte e artigiani della zona.
L’Europa nel suo pacchetto clima- si è inoltre posta l’obbiettivo 20/20/20: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, portare al 20% il risparmio energetico e aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili, entro il 2020.
Vogliamo poi parlare ad esempio del protocollo d’intesa tra Regione Liguria e Soprintendenza regionale, che definisce le tipologie e le modalità di installazione di pannelli solari, termici o impianti fotovoltaici non soggetti al rilascio di autorizzazione paesaggistica? Perché lì è possibile e in Lombardia no?

Quindi, visto che nessuna norma vieta il mio intervento, e visti gli orientamenti del Governo e dell’Europa, mi pare che una visione così estrema ed estremista della Soprintendenza, non sia certamente aderente al principio di ragionevolezza, richiamato dal legislatore proprio per evitare l’arbitrarietà nelle decisioni dei pubblici dipendenti.

La situazione inoltre nella mia zona è (a mio avviso fortunatamente) già caratterizzata dalla presenza di numerosi impianti con pannelli solari …

FotovoltaicoFotovoltaico
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… oltre che da varie abitazioni senza i classici tetti rossi, ma con tetto piatto …

Case senza tetto

Nulla, l’incrollabile l’Arch. Cinzia Robbiati mi cita la sentenza del Consiglio di Stato n. 1129 del 2013 (non del 2012 come invece ha scritto l’Arch. Robbiati) che dice “ … non possano condurre a conclusioni diverse neppure i rilievi … riguardo all’edificazione in concreto sviluppatasi negli anni nei lotti contermini a quello in proprietà … Premesso che non è possibile ricavare … più precise indicazione sulla tipologia di tali costruzioni, sui titoli autorizzatori eventualmente rilasciati dalle distinte autorità, appare rilevante osservare che da eventuali illegittimità occorse nel rilascio di siffatte autorizzazioni non potrebbero scaturire illegittimità ulteriori, atteso che la compromissione dei valori paesaggistici dovrebbe al più suggerire interventi di salvaguardia e di recupero territoriale e non di ulteriore antropizzazione …“.
Quindi, parafrasando: se in passato si sono fatte schifezza, non è un buon motivo per continuare a farle.

Ma ciò che non condivido è che la Soprintendenza decide che questa sentenza sia applicabile anche al fotovoltaico, con una visione totalmente soggettiva e di gusto personale che considera i pannelli solari non come una sorta di canone estetico moderno, ma come una terribile bruttura da cassare.

Qui emerge a mio avviso chiaramente la grave contraddizione della Soprintendenza, la quale decide soggettivamente e lecitamente di applicare o meno le norme a seconda dei casi.

Eccone alcuni esempi:

Questo splendido terreno qui sotto si trova in località Paludi a San Felice del Benaco. Ecco, guardatelo per l’ultima volta in quanto la Soprintendenza ha avallato pienamente la sua completa lottizzazione con qualche decina di villette.
Quando ne ho parlato con l’Arch. Robbiati, mi ha risposto che quella lei la considera una zona di completamento urbanistico, visto che già hanno costruito due villette.
GULP!! A me pare proprio tutt’altro che una zona di completamento, anzi, mi pare proprio una zona di inizio!
E’ tutto terreno vergine che sarebbe solo da tutelare! Oltretutto è un’area piena d’acqua! Tutti sanno inoltre che quella lottizzazione è al di là della strada principale, ed è noto che questa è la tecnica urbanistica per poi proseguire negli anni con gli ampliamenti, sempre con la logica che tanto è zona di completamento.
Ma poi mi chiedo: perché qui non vale la succitata sentenza del Consiglio di Stato? Analogamente a quanto lei fa con il fotovoltaico, anch’io potrei dirle che visto che hanno costruito già due villette, non è motivo per continuare, spazzando via un bellissimo terreno dove mia zia e mia nonna andavano a raccogliere delle buonissime erbe di campo tutto l’anno.
Sa Arch. Robbiati cosa mi ha detto mia figlia (la perdoni per l’intemperanza, è piccolina) quando le ho spiegato della lottizzazione Paludi?
Papi, ma perché gli adulti sono così stupidi da rovinare questo campo?“, al che le ho risposto “hai ragione Amore, gli adulti sono stupidi talvolta, ricordatene quando sarai grande“.
Guardare per credere se questa può essere una zona di completamento …

Località Paludi a San Felice del Benaco

Inoltre in merito alla rigorosissima tutela dei classici tetti rossi in cotto come elemento distintivo del paesaggio, l’altra sera mi veniva da sorridere pensando alle parole della rigidissima e intransigente Soprintendenza, mentre pedalavo in bicicletta e vedevo le abitazioni in costruzione nella mia zona autorizzate con incomprensibile indulgenza.
Ogni altro commento è superfluo immagino:

Non una, ma almeno 4 così

… ma anche …

Come si può vedere, visibilissima e nelle vicinanze di una abitazione tradizionale

Vogliamo poi parlare del capannone mastodontico che “allieta” la vista da Puegnago con lo sfondo della splendida Rocca di Manerba, lungo la statale Salò-Desenzano oramai additata da tutti come una vergogna urbanistica senza pari?

E dello scempio di Campione del Garda che le recenti cronache giudiziarie hanno portato alla ribalta? E i tetti rossi da proteggere dove sono?

… e Villa Eden a Gardone Riviera, proprio sopra il Vittoriale degli Italiani, con l’impressionante sbancamento della collina? Bellissimi tetti rossi!

Sbancamento (foto by bresciatoday.it)Sbancamento (foto by edilportale.com)

… e l’hotel super lusso di una società svizzera che sorgerà a Salò, tra l’altro in una zona molto delicata, piena d’acqua, sotto il bellissimo Monastero della Visitazione? Splendidi tetti rossi!

… e il progetto Tavina a Salò con lo spostamento della fabbrica nel bellissimo terreno di Pratomaggiore a Villa di Salò, uno degli ultimi, se non l’ultimo rimasto a Salò? Cosa mi dite di questo?

Ci tengo a dire che non sono personalmente contrario a tutti questi progetti, mi erano però utili per mostrare quelle che a mio avviso sono incoerenze e non intelligibili “indulgenze” della Soprintendenza.

Alla Soprintendenza io avevo anche inviato le due seguenti mappe di analisi paesistica del Documento di Piano del Piano di Governo del Territorio (PGT) adottato dal Comune di San Felice del Benaco: carta delle classi di sensibilità del paesaggio fisico-naturale (T05 AP), carta di sintesi delle classi di sensilità paesistica (T09 AP), che dimostravano come la zona in cui abito sia considerata a bassa sensibilità paesistica:

La risposta della Soprintendenza mi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia:
in merito alla individuazione di un ambito a “bassa sensibilità paesaggistica” nel PGT di San Felice, si rileva la profonda contradditorietà tra quanto definito dal PGT e quanto riconosciuto a livello nazionale, atteso che il di San Felice del Benaco (e pertanto anche questo ambito) è stato riconosciuto di Notevole interesse pubblico, quindi di rilevanza nazionale per la sua eccezionalità paesaggistica, con apposito decreto ministeriale il 18 marzo 1967. Ci si chiede come in un ambito di rilevanza nazionale per le sue eccezionalità paesaggistiche possano coesistere ambiti di bassa sensibilità paesaggistica! Si rammenta anche che i PGT vigenti non sono adeguati alle norme di tutela paesaggistiche, non essendolo a sua volta il Piano paesaggistico Regionale che non è stato sottoscritto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo a seguito della mancata copianificazione prevista dal D.Lgs. 42/2004.

GULP! Io non me ne intendo, ma che significa? Che il PGT del Comune di San Felice del Benaco, almeno per questa parte è illegittimo?

CONCLUDENDO:

Viste le premesse pare ovvio che la Soprintendenza in piena legittimità continuerà ad applicare una linea soggettiva di bocciatura del solare termico e fotovoltaico, essendo la normativa per niente chiara e spesso ambigua.
Pare altrettanto legittimo e fondato però che il resto del mondo abbia una visione diversa e distante da quella della Soprintendenza.
Due visioni opposte che sono destinate a non incontrarsi mai, vista l’assoluta irremovibilità mostrata dalla Soprintendenza.

Considerato che l’annoso problema delle Soprintendenze che bocciano il fotovoltaico e il solare termico con notevole grado di soggettività è diffuso in tutta Italia, l’unica soluzione è l’intervento del legislatore, con una legge che definisca in modo inequivocabile chiari e stringenti parametri costruttivi e di installazione, rimanendo entro i quali anche in zona a tutela paesaggistica sia possibile procedere con l’installazione di impianti solari con una semplice comunicazione di inizio attività, così come accade in tutte le altre zone.

Invito quindi i nostri rappresentanti in Parlamento e il Governo a farsi carico di questo problema con una soluzione normativa che faccia definitivamente chiarezza, elimini questa dannosa anomalia (a mio avviso anche democratica) di intervento delle Soprintendenze, dando così certezze alla politica energetica nazionale sulle fonti rinnovabili, aiutando così anche il rilancio di un comparto economico importante e virtuoso.

N.B. – Ovviamente ci tengo a dire che pubblicherò ogni replica costruttiva da parte della Soprintendenza o di chiunque altro (cittadino o istituzione), non solo ben accetta ma anche auspicabile per avviare una discussione utile al Paese.

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