Fare canyoning in sicurezza nelle forre nostrane

Il torrentismo (o canyoning) è un’attività divertente e ricca di emozioni a contatto con alcune delle forme meno visibili e più spettacolari della natura, che propone aspetti di valenza sportiva, turistica e ambientale. Ma non è esente da rischi.

Le valli incise e ripide di interesse torrentistico presenti nella nostra provincia dalla Valcamonica fino al lago di Garda sono poco più di una ventina. Si tratta di forre che richiedono un approccio diverso da quella del Raganello in provincia di Potenza al centro delle drammatiche cronache dei giorni scorsi. Sono infatti caratterizzate da salti d’acqua e cascate che possono essere superati mediante manovre di corda e specifiche attrezzature, solo in parte riconducibili a quelle di uso alpinistico o speleologico.

Tra i più frequentati ci sono i canyon gardesani scavati nelle rocce calcaree dai torrenti Vione, San Michele, Campiglio e Toscolano, in Valcamonica la valle d’Inferno, in valle Sabbia la forra del fiume Caffaro e del torrente Re di Anfo, in Valtrompia la valle della Lana.

Il canyoning è uno sport che ha iniziato ad affermarsi nella nostra provincia a partire dagli anni Ottanta, e a meno di inattese scoperte l’esplorazione delle forre più importanti, avviata nel 1984 con la prima discesa integrale del torrente Toscolano, è oggi probabilmente terminata. Si tratta di un fenomeno che ha assunto da diversi anni nella zona dell’alto Garda, specialmente sul territorio di Tignale, un significativo fattore di richiamo per turisti italiani e stranieri.

Come risposta a tale interesse si propongono operatori specializzati, italiani ma non soltanto, che offrono le attrezzature necessarie, la logistica e l’accompagnamento a chi è privo di esperienza. Il comune di Tignale, nel 2012, ha emanato un’ordinanza che regolamenta le modalità di discesa del canyon del torrente Vione. Questa meraviglia dell’entroterra gardesano si può tuttavia ammirare in alcune sezioni anche da tratti di sentiero che percorrono le sue sponde o ne attraversano l’alveo. Si tratta in ogni caso di itinerari non esenti da rischi che vanno affrontati sempre con prudenza, sia per la ripidità dei versanti lungo i quali transitano, sia per la ridotta larghezza della sede calpestabile, sia per la presenza di rocce e di terreno scivoloso.

 

 

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