Elefanti in acido

e altre storie di scienza bizzarra

Ne avevo scritto altrove ma ho pensato di ripescare parte di quella recensione per segnalare anche qui uno dei libri più divertenti e interessanti che ho letto negli ultimi tempi: “Elefanti in acido” di Alex Boese (il titolo originale è per una volta lo stesso: Elephants on acid), uno storico della scienza con base a San Diego che ha deciso di dedicarsi al lato “curioso” della scienza (e non solo, suo è il Museum of Hoaxes). “Elefanti in acido” raccoglie svariati esperimenti che oggi raccoglierebbero facilmente un Ig Nobel, e che si leggono (grazie anche alla bravura di Boese) con un misto di ammirazione, curiosità e in alcuni casi raccapriccio (ma molto più spesso col sorriso sulle labbra). Per sapere degli elefanti citati nel titolo vi invito a comprare il libro, mentre per darvi un’idea di cosa troverete vi riporto qua sotto un breve riassunto (che scrissi in un’altra occasione, vi prego di soprassedere al tono un po’ faceto e fintamente misogino – storia lunga da spiegare) di uno degli esperimenti più curiosi.
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Durante una delle sue lezioni di psicologia sociale sperimentale alla Florida State University Russel Clark, con lo spirito un po’ visionario e un po’ burlone di tanti psicologi sperimentali, seppe cogliere l’occasione per mettere alla prova un mito e contemporaneamente stabilire (se si vuole prendere per buona una ricerca tutto sommato statisticamente poco solida) una verità ancora oggi messa in dubbio da alcuni retrogradi oscurantisti: le donne rimorchiano facile. Ma andiamo per gradi.

Il professor Clark stava in realtà discutendo un altro articolo descritto nel libro di cui sopra, che dimostrava come i possibili partner diventano più attraenti man mano che si approssima l’orario di chiusura dei locali (ma solo per i single, ovvero per chi deve operare una scelta – con chi provarci? – e vede restringersi il tempo a disposizione), e come capita sempre in questi casi gli scappò un commento riguardo alla necessità tutta maschile di affinare sempre le proprie armi seduttive. Apriti cielo! ecco che alcune giovini studentelle si dicono soprese: altroché, fanno queste, anche noi dobbiamo impegnarci per fare conquiste! come no, replica Clark, anzi dai facciamo che sistemiamo questa cosa una volta per tutte.

Detto fatto, ecco che cinque studentesse e quattro studenti, tutti giovani e di bell’aspetto, cominciano a vagare per il campus facendo una semplice domanda ai membri del sesso opposto: “Ti ho notato nel campus e ti trovo attraente, vorresti venire a letto con me questa notte?“.Nessuna donna ha detto sì, il 75 % degli uomini si è invece dimostrato disponibile (qualcuno chiedendo anche “perché aspettare questa sera?”), e va notato che il 25% che ha risposto negativamente ha sempre addotto una scusa valida (alcuni ad esempio erano sposati).

Non finisce qui peraltro, perché se la domanda cambiava in “Vorresti uscire con me stasera?” i risultati mutavano drasticamente: a questo punto per entrambi i sessi il 50% accettava e il 50% rifiutava (con “vorresti venire nel mio appartamento stasera?” invece i risultati restavano pressocché identici al primo esperimento, 69 a 6). Clark si stupì che bastasse chiedere a una donna di uscire per ottenere una percentuale di successo del 50%, io preferisco notare come basti chiedere a un uomo di fare sesso piuttosto che di uscire per incrementare drasticamente le chance di ottenere un sì.

L’esperimento è stato pubblicato, dopo anni di rifiuti, sul Journal of Psychology & Human Sexuality [2 (1): 39-55] col titolo “Gender differences in Receptivity to Sexual Offers”.



Vai articolo originale: http://scienzology.blogspot.com/2010/09/elefanti-in-acido.html

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