Due mesi nel tunnel

Il 22 febbraio mio nipote Alberto è stato arrestato: una denuncia per "molestie" su minori, un’accusa grave che non prevede arresti domiciliari, ma porta subito al carcere preventivo.

E’ giusto essere severi con questo tipo di eventi, peccato che mio nipote non abbia fatto nulla.

Da anni Alberto si occupa di educazione attraverso lo sport, studia medicina ma la sua vera passione è fare l’allenatore di calcio e l’edcuatore occupandosi con particolare attenzione di casi di disadattamento anche gravi.

Con oggi sono sessanta giorni che sitrova rinchiuso senza poter fare nulla perchè bisogna attendere la "fine delle indagini" e non passa giorno che non lo pensi perchè questa storia assurda potrebbe capitare ai miei figli quando fanno gli istruttori in palestra o a un insegnante di musica mentre si trova da solo a spiegare le posizioni delle dita su uno strumento.

Basta la parola di un minore e finisci dentro in attesa di giudizio ma ahimé nel nostro sistema il "giudizio" è merce rara. Basta una voce e subito monta la condanna, serpeggia la calunnia "se lo hanno arrestato ci sarà sotto sotto un motivo", "io lo pensavo, uno non può fare l’allenatore gratis, chissà che interessi c’erano sotto".

Peccato che di fronte a storie ignobili di abusi sui minori ci sono anche storie di ingiustizie non meno gravi, di insegnanti messe alla gogna senza aver fatto nulla, di notizie usate come clave, di giornalisti che per fare cronaca fanno poltiglia della dignità e del rispetto e se ci cadi dentro rischi lo stritolamento.

Per fortuna c’è anche un vento che soffia in direzione opposta, una solidarietà che cresce a spingere via le nubi dell’infamia, un intero paese che si mobilita a riconoscere quanto di bene in realtà è stato fatto da Alberto e che gli esprime solidarietà sincera.

In questo tunnel ci sono segni che non tutto il mondo ha perso il lume della ragione.

Pochi giorni dopo l’arresto i suoi amici hanno creato un gruppo si Facebook e hanno mantenuto un dialogo aperto con lui, invitando altri amici a raccontare chi fosse Alberto, che persona fosse, quanto abbia positivamente inciso nella vita di tanti ragazzi, evitando in fondo che l’ingiusto isolamento ne scalfisse il calore umano facendogli sentire tutto l’affetto che lo circonda.

Oggi i suoi "fan" sono 540 e ogni giorno si aggiunge qualcuno, che lo ha conosciuto o che conosce bene mio fratello e la sua famiglia e gli vuole esprimere la solidarietà che in questi casi è importante quanto l’acqua per un assetato e più saranno e più si difenderà Alberto dal male che gli stanno facendo quelli a cui lui ha teso la mano, che forse pensavano di fargli "uno scherzo" o una ripicca magari per una sgridata più severa delle altre.

L’attesa kafkiana è infatti uno dei pesi più gravi in queste situazioni, non sai nulla, non ti dicono nulla, non puoi dire nulla per non compromettere gli eventi, non puoi fare nomi, non puoi gridare cosa è accaduto in realtà, non pui dire che ci sono adolescenti indifesi e vittime e altri che, pur sempre vittime, spacciano, commettono reati o sparano come nel filmato appena visto a Napoli e trasmesso dalla Guardia di Finanza.

Ogni giorno mi chiedo cosa farei io in questo caso, se invece di Alberto ci fossero Piero o Giulio: riuscirei ad accettare pazientemente? Riuscirei a non reagire, riuscirei ad avere fiducia? Ad avere "fede"?

Alberto sta mantenendo una forza d’animo incredibile, in fondo è lui che sta mitigando il dolore di mio fratello e non viceversa. Ho letto una sua lettera di risposta ad una scrittagli da Marina e mi ha molto emozionato la frase conclusiva: Non mi cambieranno, non mi piegheranno, vi voglio bene.

No, non è giusto che lui sia in carcere, chi indaga dovrebbe sentire che ogni minuto in cui una persona è privata della libertà è un minuto grave e se è colpevole che la cosa si definisca subito perchè se invece è innocente, si sta commenttendo una gravissima ingiustizia.

Non credo che ci sarà vendetta alla fine di questa storia: il troppo dolore crea una spossatezza che toglie forza alla violenza. So che ci sarà giustizia, una giustizia che alcuni credono venga dall’aldilà e io invece credo sia parte della vita stessa.

Basterà infatti che chi lo ha accusato, chi si attarda a fare luce in questo tunnel, un giorno cominci a provare un briciolo di rimorso anche un briciolo solo, quello che non fa dormire, quello che ha descritto Manzoni nei Promessi Sposi, basterà un minuto per ogni ora di dolore causata, basterà come il grano di riso che raddoppia per ogni casella della scacchiera.

Ecco, anche stamattina ho dedicato del tempo a Alberto e so che in qualche modo gli arriva il nostro calore, il nostro abbraccio virtuale dai blog e da Facebook, come arriva a mio fratello a Gabri e a Giulia e in fondo arriva anche a chi partecipa a questo abbraccio collettivo perchè tutti siamo in qualche modo addolorati e abbiamo tutti bisogno di una parola di conforto di un "vedrai che andrà tutto bene".

Superato lo sconforto e il dispiacere, pensare a lui e all’assurdità di questa storia costringe a pensare a ciò che è giusto e a ciò che non lo è, all’utilità dell’abbraccio quando tutto sembra fatto di grettezza, alla forza che la dignità sa imporre anche nei momenti più terribili.

Pensare a lui fa bene a me, mi rallenta nella mia corsa quotidiana a fare mille cose se lo penso sulla brandina a leggere, pensare a lui fa bene a me come a voi che avete letto questo testo fin qui perchè non potete averlo letto tutto senza esservi fatti delle domande.

Stare "Dalla Parte di Alberto" fa bene a me come agli altri 540, 541, 542,543, 544, 545, 546…

Link all'articolo originale: http://blog.gigitaly.it/2010/04/due-mesi-nel-tunnel.html

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