Differenziata, piano da 5 milioni per la raccolta dei rifiuti

La raccolta dei rifiuti per il 2019 costerà circa 5 milioni di euro, con qualche novità, ma anche qualche perplessità da parte delle forze di minoranza. Il piano tecnico finanziario per il servizio di gestione dei rifiuti urbani è stato presentato al Consiglio comunale dal vicesindaco e assessore all’Ecologia Cristina Degasperi, la quale nel «confermare tutti i servizi messi in atto nel 2018», ha anche sottolineato le novità per l’anno a venire: alla riduzione della frequenza dello spazzamento meccanizzato sulle aree esterne (strade extraurbane), si affiancheranno l’aumento del monte ore sia per il servizio di raccolta dei rifiuti abbandonati, («un problema grave, soprattutto per i rifiuti pericolosi») sia per lo svuotamento dei cestini.

Inoltre, al centro di raccolta della Cremaschina sarà introdotto un servizio di gestione informatizzata delle pesature dei conferimenti per le utenze non domestiche e, in tutti e tre i centri di raccolta della città, è previsto l’arrivo della videosorveglianza. Perplessità, si diceva. In particolare espressa da Stefano Loda (Righetti per Desenzano) per la riduzione degli spazzamenti meccanizzati e da Maurizio Maffi (Pd), ex assessore all’Ecologia. Quest’ultimo ha rilevato che «c’è qualcosa che non va. Dopo anni di crescita della raccolta differenziata, Desenzano ha perso due punti percentuali: siamo passati dal 70,2% alla fine del 2016, al 68,3% stimato per la fine del 2018, con i dati di ottobre. E questo a fronte di un aumento della Tari del 5%, segnato l’anno scorso, senza che per la cittadinanza sia stato organizzato alcunché: la Tari aumenta, la differenziata cala e i cittadini non vengono supportati. Il sistema del porta a porta funziona – ha rilevato ancora Maffi -, ma i cittadini vanno aiutati».

Ad incidere sul trend negativo potrebbero forse essere stati i turisti: «I desenzanesi non cambiano le loro abitudini – ha evidenziato il consigliere di maggioranza Giovita Girelli -. Nei mesi estivi il peggioramento di tre, quattro punti percentuali è comprovato». Turisti, altro capitolo di perplessità. Perché a pagare la Tari contribuisce anche la tassa di soggiorno, per 30mila euro. È Andrea Spiller (M5s) ad affrontare la questione: «Come mai? Non è scorretto dal punto di vista del principio, ma ero fermo al fatto che l’imposta andasse utilizzata per altri scopi». Perché «una parte dei servizi – ha risposto la dirigente dell’area Servizi finanziari, Loretta Bettari – è legato alla grande affluenza turistica». Infine, un dato: ammonta a 60mila euro il recupero dell’evasione sul capitolo Tari, tra non iscritti a ruolo ora registrati ed entrate dei cinque anni passati.

 

 

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