Depuratore, l’Ue: «Non idonei i siti di Gavardo e Montichiari»

Premessa: il giudizio espresso non può imporre alcun cambio di passo. Per dirla ancora più chiaramente: questo parere non può bloccare il progetto. Ma è innegabile che un certo peso, seppur senza raggio d’azione pratico, lo abbia. Specie perché il parere espresso è netto: per la Commissione europea i due siti individuati per realizzare i depuratori del Garda non sono idonei ad accogliere gli impianti. Ma non tanto perché sia in vigore il cosiddetto «principio di prossimità» (tradotto: costruire nei territori che ne beneficeranno), quanto perché le condizioni ambientali delle aree individuate non sono da ritenersi ottimali. A scandirlo è la risposta ufficiale, arrivata nella serata di mercoledì, all’interrogazione presentata dall’europarlamentare Eleonora Evi, che ha così dato voce al lavoro condotto sul territorio dalla sezione di Brescia dei Verdi, coordinata da Salvatore Fierro, e contraria al progetto.

EMBED [Leggi anche] La sollecitazione. La co-portavoce nazionale di Europa Verde – insieme a Fierro – era andata in visita al presidio degli attivisti in protesta dal 9 agosto in piazza Paolo VI, l’11 ottobre e ha poi deciso di chiamare in causa direttamente l’Europa. Riepilogando il caso, nel testo dell’interrogazione, l’on. Evi sottolinea: «Il progetto promosso per i Comuni bresciani è in contrasto con la mozione approvata dal Consiglio provinciale di Brescia secondo cui i depuratori consortili devono essere costruiti nei Comuni dove effettivamente tali reflui sono generati. Secondo la relazione di Acque Bresciane srl del 16 giugno 2021, la condotta sublacuale Toscolano Maderno-Torri del Benaco è in ottimo stato e, con le manutenzioni in atto, il termine è estensibile al 2035. In alternativa si potrebbero realizzare piccoli depuratori il più vicino possibile agli utenti, in aree già degradate senza ulteriore consumo di suolo e con scarico diretto al lago» sottolinea Evi. Che, infine, domanda: «Reputa la Commissione che il progetto sia in contrasto con lo scopo della Direttiva 2014/101/UE e con il principio di prossimità nella costruzione di infrastrutture deputate ai servizi di interesse generale?». Una domanda che solleva due questioni, alle quali l’Ue fornisce altrettanti pareri.

Prima il più semplice: «Nessuna delle direttive fa riferimento a un principio di prossimità». Quindi, per la Commissione l’indirizzo stabilito dal Consiglio provinciale resta sola emanazione dell’assemblea politico-amministrativa del Broletto. Non è cioè «rafforzato» da alcun indirizzo a livello europeo.

Il parere. Per quanto riguarda il secondo fronte, al contrario, la Commissione appoggia la tesi da tempo sostenuta sì dai Verdi, ma anche dai comitati ambientalisti schierati per il no a questo progetto per la depurazione del Garda. «Secondo le informazioni riportate nel secondo piano di gestione del distretto idrografico del fiume Po, la parte occidentale del lago di Garda presenta uno stato ecologico e chimico scarso. Lo stato chimico del fiume Chiese, invece, risulta essere buono mentre il suo stato ecologico varia da buono a sufficiente, a seconda della zona» sottolinea Virginijus Sinkevicius. Che rimarca: «I dati comunicati dall’ indicano che Gavardo e Montichiari non soddisfano i requisiti di trattamento».

E, ancora: «Nella progettazione e realizzazione degli impianti occorre garantire che sia il fiume Chiese sia il lago di Garda possano raggiungere un buono stato entro il 2027. Il progetto del terzo piano di gestione dei bacini idrografici, che le autorità italiane dovrebbero presentare alla Commissione entro marzo 2022, dovrebbe prevedere azioni per il raggiungimento di tale obiettivo». Soddisfatto il portavoce bresciano, Fierro, che precisa: «Siamo felici della risposta ricevuta dalla Commissione che certifica che Montichiari e Gavardo non soddisfino i requisiti della direttiva. Ringrazio l’on. Evi e la mia squadra per questo importante risultato». Risultato che tuttavia – come già anticipato – non ha «potere esecutivo». Come mai? Perché una direttiva è sì un atto legislativo: stabilisce cioè gli obiettivi che tutti i Paesi dell’Ue devono realizzare. Ma spetta poi ai singoli Stati definire come raggiungerli.

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