Depuratore del Garda: parte il progetto Gavardo-Montichiari

La scelta è stata fatta. E ora l’iter amministrativo del nuovo depuratore del Garda, con doppio impianto a Gavardo e Montichiari, può partire: entro martedì sarà convocata la conferenza dei servizi preliminare; Comuni ed enti avranno 45 giorni per fare le loro osservazioni; osservazioni che dovranno «guidare» Acque Bresciane nella redazione del progetto definitivo. I tempi sono quelli dettati dal commissario straordinario nominato dal Governo, vale a dire il prefetto Attilio Visconti.

EMBED [Leggi anche] «Nessuna accelerazione – precisa -. Solo il naturale avvio delle procedure previste. Un che sto portando avanti nell’interesse del territorio di Brescia e del lago di Garda».

Le ipotesi. La vicenda è nota e farcita di polemiche. Nel 2017 Ministero dell’Ambiente, Lombardia e Veneto, Ato di Brescia e Verona e Ats Garda Ambiente firmano una convenzione in base alla quale Roma stanzia cento milioni per il progetto di collettamento e depurazione del Garda. Nel 2018 Acque Bresciane chiede all’Università di Brescia uno studio con la comparazione di più soluzioni progettuali. Nel 2019 viene scelta la soluzione del doppio depuratore, Gavardo-Montichiari. Montano le proteste, soprattutto di sindaci e associazioni dell’asta del Chiese, dove è previsto lo scarico dei reflui depurati. La politica prova a mediare. Il 30 novembre 2020 la Provincia approva la «mozione Sarnico» in base alla quale i depuratori devono essere realizzati nei territori che vanno a servire. Acque Bresciane studia così «l’alternativa gardesana», a Lonato (con scarico sempre nel Chiese). Sembra che la strada sia percorribile. A quel punto sono però sono i Comuni gardesani e mantovani a protestare. Dopo settimane di tira e molla arriva il commissariamento del Governo. Il 23 luglio Visconti – supportato dalle analisi delle Università di Brescia, Verona e Trento – comunica che la «soluzione Gavardo-Montichiari» è «non solo la migliore risposta all’esigenza di una rapida attuazione» del nuovo sistema di collettamento con «conseguente dismissione della condotta sub-lacuale» Toscolano-Torri, considerata un pericolo per la salute del lago; ma anche «la proposta che garantisce le migliori performance dal punto di vista tecnico e ambientale».

Il 27 luglio il commissario convoca Ato di Brescia e Acque Bresciane per « iniziare le attività previste dal cronoprogramma». La prima si è concretizzata in una lettera di Visconti all’Ato nella quale viene chiesto di convocare la conferenza dei servizi preliminare. È di fatto l’avvio dell’iter amministrativo del progetto. La convocazione dovrà essere fatta dal direttore Marco Zemello e la dead line indicata dal prefetto è il 10 agosto. Martedì. Un atto al quale l’Ufficio d’Ambito non può sottrarsi. L’iter. Il percorso sarà lungo e complesso. Lo Sblocca Italia ha assegnato all’Ato il compito di approvare i progetti definitivi. Il regolamento regionale 6 del 2019 ha però previsto una conferenza preliminare, per raccogliere pareri da tutti i soggetti interessati (Comuni, Consorzio del Chiese, Aipo, Arpa…), utili a sviluppare la progettazione definitiva in modo condiviso. Una conferenza «asincrona»: nessuna riunione in presenza; i documenti progettuali sono da tempo sul sito dell’Ato, ora Comuni e enti avranno a disposizione 45 giorni per far pervenire le loro osservazioni. In pratica entro fine settembre. A quel punto scatterà la progettazione definitiva da parte di Acque Bresciane. Nel frattempo la Provincia dovrà avviare la Valutazione di Impatto Ambientale. Il progetto definitivo andrà poi approvato dall’Ato: approvazione che varrà anche come dichiarazione di pubblica utilità e variante urbanistica. Insomma, un iter lungo anni con un percorso tutt’altro che scontato. L’obiettivo è dismettere le condotte sub-lacuali (quindi attivare l’impianto di Gavardo) nell’arco di 5 anni, con avvio dei cantieri nel 2024. Resta però da capire se la strada sia ormai irreversibile. La politica è ancora in movimento, per quanto in maniera confusa e spesso contraddittoria: il 29 luglio il consiglio provinciale ha votato una mozione (proposta da Cristina Almici) che chiede che il depuratore si faccia a Lonato. Le associazioni ambientaliste continuano a rilanciare , ipotesi però mai approdata al Ministero e che avrebbe difficoltà tecniche e costi aggiuntivi di circa 50 milioni di euro. C’è poi la strada dei ricorsi, ventilati da più di un Comune. La convocazione della conferenza dei servizi è il primo atto impugnabile. Si vedrà.InfrastruttureIl futuro del lago tra mobilità e qualità delle acque

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