Mese: aprile 2013

Sul diritto di proprietà e la legittimità dell’IMU

L’IMU è una tassa giusta a livello ideologico, IMHO. Va corretta, attualizzata, adattata, ma di base è una tassa che deve rimanere. Il concetto ideologico su cui si basa il mio ragionamento è relativo al diritto di proprietà del suolo.
Se guardiamo l’Italia dall’alto, lo Stilvale è nostro. Ciascuno di noi è italiano e a ciascuno di noi quel territorio appartiene. Nessuno si sognerebbe di dire che le Dolomiti gli appartengono, così come nessuno si sognerebbe di dire che gli appartiene il Lago di Garda, l’Etna, o l’Isola d’Elba. Se però ci pensiamo bene, ad eccezione dei terreni demaniali, non c’è spazio che non sia di proprietà privata. Ogni metro quadrato mostrato dalle immagini del satellite è di proprietà di qualche singolo individuo. E dunque a cosa ci riferiamo quando parliamo del “mio Paese”. Non c’è nulla di tuo se non un’irrilevante porzione di quel territorio. Com’è che una persona qualsiasi, addirittura senza neanche l’esclusiva della cittadinanza italiana, possa rivendicare la completa e assoluta negazione di alcun beneficio ad altri nei confronti di una porzione di territorio nazionale? Concettualmente, cosa rende diversa l’estensione territoriale su una collina rispetto a quella di un lago? Eppure l’una è privatizzata, l’altro no.
La logica che ci sta dietro è limpida e lineare e nessuno se la sente di discuterla: se non è di valore strategico per la Nazione, non c’è motivo di limitare il diritto costituzionale dell’individuo alla proprietà privata, base e motore di crescita economica e ricchezza diffusa. Il principio però reggerebbe anche se noi anziché chiamarla proprietà privata (attenzione, mi riferisco solo agli immobili terrieri) la chiamassimo diritto all’usufrutto del terreno. A differenza del diritto di usufrutto che abbiamo oggi, basterebbe consentire al detentore di poterne cambiare l’indirizzo d’uso (nei limiti che comunque vengono posti comunque anche alla proprietà privata di oggi) così come dargli la libertà di cederlo a terzi secondo le sue condizioni. In pratica, uguale al diritto di proprietà, ma in teoria connotato dal principio che il territorio nazionale è di tutti. La Terra è di tutti e la sua tutela è prioritariamente orientata secondo il bene comune. Se lo osserviamo a livello satellitare tutti d’accordo, se lo osserviamo al piano terra un po’ meno. In un ottica del genere, di fatto comunista, sarebbe legittimo chiedere una sorta di tassa d’affitto per il terreno. Un’IMU.
Non serve sottolineare la puzza che accompagna il termine comunismo. Io per primo storco il naso. E da liberista che mi reputo, nulla dovrebbe interferire con il libero scambio dei beni, ma a livello di principio nulla ci impedisce di rivedere in ottica comunitaria il senso della proprietà privata di beni immobili, e accettare che una parte dei frutti di questo terreno che possediamo vada reinvestito a livello nazionale come indennizzo verso i concittadini per il fatto che su alcuni prati, pur appartenendo a tutti a livello satellitare, non ci si possa andare, e che di alcuni campi non se ne possano beneficiare gratuitamente dei frutti.
Sull’ammontare di questa tassa di usufrutto poi ovviamente c’è da discutere. In termini di principio anche un importo simbolico potrebbe funzionare, purché si riconosca che la Terra è una e così pure il territorio nazionale di ogni singolo paese è finito e di tutti i cittadini.
Che poi Berlusconi la pensi diversamente da come la pensi io non mi sorprende, ma pensavo che come concetto era bello condividerlo e sentire il parere di altri.

Immagine tratta dal commons di Wikimedia.

Sul diritto di proprietà e la legittimità dell’IMU

L’IMU è una tassa giusta a livello ideologico, IMHO. Va corretta, attualizzata, adattata, ma di base è una tassa che deve rimanere. Il concetto ideologico su cui si basa il mio ragionamento è relativo al diritto di proprietà del suolo.
Se guardiamo l’Italia dall’alto, lo Stilvale è nostro. Ciascuno di noi è italiano e a ciascuno di noi quel territorio appartiene. Nessuno si sognerebbe di dire che le Dolomiti gli appartengono, così come nessuno si sognerebbe di dire che gli appartiene il Lago di Garda, l’Etna, o l’Isola d’Elba. Se però ci pensiamo bene, ad eccezione dei terreni demaniali, non c’è spazio che non sia di proprietà privata. Ogni metro quadrato mostrato dalle immagini del satellite è di proprietà di qualche singolo individuo. E dunque a cosa ci riferiamo quando parliamo del “mio Paese”. Non c’è nulla di tuo se non un’irrilevante porzione di quel territorio. Com’è che una persona qualsiasi, addirittura senza neanche l’esclusiva della cittadinanza italiana, possa rivendicare la completa e assoluta negazione di alcun beneficio ad altri nei confronti di una porzione di territorio nazionale? Concettualmente, cosa rende diversa l’estensione territoriale su una collina rispetto a quella di un lago? Eppure l’una è privatizzata, l’altro no.
La logica che ci sta dietro è limpida e lineare e nessuno se la sente di discuterla: se non è di valore strategico per la Nazione, non c’è motivo di limitare il diritto costituzionale dell’individuo alla proprietà privata, base e motore di crescita economica e ricchezza diffusa. Il principio però reggerebbe anche se noi anziché chiamarla proprietà privata (attenzione, mi riferisco solo agli immobili terrieri) la chiamassimo diritto all’usufrutto del terreno. A differenza del diritto di usufrutto che abbiamo oggi, basterebbe consentire al detentore di poterne cambiare l’indirizzo d’uso (nei limiti che comunque vengono posti comunque anche alla proprietà privata di oggi) così come dargli la libertà di cederlo a terzi secondo le sue condizioni. In pratica, uguale al diritto di proprietà, ma in teoria connotato dal principio che il territorio nazionale è di tutti. La Terra è di tutti e la sua tutela è prioritariamente orientata secondo il bene comune. Se lo osserviamo a livello satellitare tutti d’accordo, se lo osserviamo al piano terra un po’ meno. In un ottica del genere, di fatto comunista, sarebbe legittimo chiedere una sorta di tassa d’affitto per il terreno. Un’IMU.
Non serve sottolineare la puzza che accompagna il termine comunismo. Io per primo storco il naso. E da liberista che mi reputo, nulla dovrebbe interferire con il libero scambio dei beni, ma a livello di principio nulla ci impedisce di rivedere in ottica comunitaria il senso della proprietà privata di beni immobili, e accettare che una parte dei frutti di questo terreno che possediamo vada reinvestito a livello nazionale come indennizzo verso i concittadini per il fatto che su alcuni prati, pur appartenendo a tutti a livello satellitare, non ci si possa andare, e che di alcuni campi non se ne possano beneficiare gratuitamente dei frutti.
Sull’ammontare di questa tassa di usufrutto poi ovviamente c’è da discutere. In termini di principio anche un importo simbolico potrebbe funzionare, purché si riconosca che la Terra è una e così pure il territorio nazionale di ogni singolo paese è finito e di tutti i cittadini.
Che poi Berlusconi la pensi diversamente da come la pensi io non mi sorprende, ma pensavo che come concetto era bello condividerlo e sentire il parere di altri.

Immagine tratta dal commons di Wikimedia.

SERIDO 2013

E’ iniziata anche quest’anno la nostra fantastica “avventura nordica” a SERIDO.www.serido.it I nostri Istruttori saranno presenti, per grandi e piccini, tutti i giorni di apertura dalle 9:30 alle 19:00.Vi aspettiamo.

La crisi, il patto di stabilità … i comuni non hanno soldi

Quello delle pubbliche amministrazioni strozzate dalla crisi, dal calo dei flussi di denaro provenienti da Roma e ingessati dal patto di stabilità è diventato un vero e proprio tormentone. Poi, però, ti trovi il comune di Lonato del Garda che realizzando una pista ciclabile (ottimo) dedica risorse (certamente non poche) al rivestimento in pietra (bello […]

Proposta per una riforma dei rimborsi elettorali

Più ci penso e più ritengo che i rimborsi elettorali non sono poi un male da eradicare in maniera completa. Sono un incentivo che permette anche ai piccoli partiti di promuovere idee nuove che non vengono contemplate dai leader. Attualmente, per quello che ne so, i nuovi partiti non beneficiano dei rimborsi. Questo ovviamente rafforza chi già è sulla scena e impedisce il ricambio di idee e di persone, perché i nuovi schieramenti, per beneficiare del minimo di visibilità mediatica devono pagare tutto di tasca loro e se nessuno li conosce (essendo nuovi) faranno un’enorme fatica a raccogliere fondi.

La soluzione migliore, secondo me, sarebbe che ogni partito riceva un rimborso pari al 50% delle sue spese e che non superi i due milioni di Euro complessivamente. Significa che se spende complessivamente 2 milioni, ne riceverà 1 indietro, se invece ne spende 5, gliene verranno rimborsati solo 2 (e non 2,5). Il resto che non viene coperto dal rimborso dovrà essere finanziato attraverso donazioni o altre fonti.

Ci sono tre trucchi che mi vengono in mente che applicherei se fossi un criminale (perché è così che bisogna ragionare quando si parla di soldi pubblici):

  • Il primo è di spendere i soldi pubblici in attività che giovino me o mie conoscenze/parentele come appaltando alcuni servizi ad aziende “amiche”.
  • Il secondo è simile e consiste nello spendere il rimborso a vantaggio di chi mi finanzia in forma privata. Se l’azienda X mi dà 1 milione e io poi “restituisco” il milione facendo un acquisto di pari importo all’azienda (perché intanto avrò ricevuto anche un milione da altre fonti), l’azienda in quanto donatrice potrà dedurre il milione dalle tasse ma lo riceve in cash in cambio di una consulenza o un servizio di altro genere.
  • Il terzo (per superare la soglia dei 2 milioni) è creare più partiti tutti a sostegno della stessa lista/coalizione, così da avere un rimborso per ciascun sotto-partito pari a 2 milioni, ma che di fatto viene a vantaggio di un unico ente politico.

Nei primi due casi ci sono delle ricadute di immagine. Se gli elettori venissero a sapere che le loro donazioni vengono usate per scopi non in linea con le loro aspettative, sarà difficile che alle prossime elezioni sostengano lo stesso partito. I rimborsi elettorali “rubati” adesso all’erario non hanno lo stesso impatto emotivo delle donazioni sprecate prese dagli elettori.
Nel terzo caso, non credo basterebbe vietare il doppio senso di marcia dei soldi, perché per superare l’ostacolo basterebbe triangolare tramite un fornitore del donatore. Togliere la detraibilità fiscale delle donazioni non mi pare neanche un’opzione. Consigli?

(Ovviamente la porzione del rimborso può essere diversa dal 50%. Uso il numero solo a titolo esemplificativo.)