Cülmartei en dialet: storie e aneddoti in dialetto del tempo che fu … ma anche attuale

Il Gruppo di Lettura Libriamoci di organizza un ciclo di serate dedicate ad autori e locali.

Si comincia venerdì 14 gennaio alle 20.30 al Palazzo ex Monte di Pietà di San Felice con “Cülmartei en dialetStorie e aneddoti … de quand che sirem picinì“, un appuntamento interamente dedicato al .

“Mattatore” della serata il Prof. , in arte Boletus Satanas (indovinate il perché! vabbé, un aiutino, Boletus Satanas è il nome di un fungo che nel nostro dialetto viene chiamato “Masacà“, da cui “Mazzacani“) , studioso e grande cultore del dialetto e dei costumi della nostra zona, il quale ci intratterrà con storie ed aneddoti … del tempo che fu, ma anche di quello attuale.

Ovviamente ci sarà spazio per interventi da parte di tutti quelli che vorranno porre domande, commentare, aggiungere aneddoti e ricordi personali, rendendola così ancor più viva e gradevole.

Per finire, una piccola sorpresa prima di augurarci la buonanotte … ed un sereno 2011 !

Se ricordate con affetto le storie, i rumori e gli odori di casa quando eravamo piccoli, non potete mancare.

Vi aspettiamo!

Claudio Mazzacani è l’autore in particolare di due libretti oramai introvabili (… ma che io ho e custodisco preziosamente) rispettivamente del 1994 e del 1997 dal titolo “èl dialèt de Salò” che sono delle pietre miliari per chiunque voglia conoscere il dialetto, i personaggi, l’origine degli scötöm, i mestér, gli aneddoti, le contrade di Salò, insomma dei romantici ed esileranti spaccati di vita di paese del ’900. Questi due libretti in particolare sono raccolte della rubrica che il nostro Boletus Satanas teneva su La Civetta, un glorioso “giornalino” locale che ora non c’è più.

So di far torto a tutti gli altri racconti, ma  ecco un paio di aneddoti esemplificativi dei molti reali ma troppo divertenti che si possono trovare:

Nel terzo capitolo dedicato alla contrada di Vìla e Cünitù (Villa e Cunettone):

Una famiglia un giorno si vide recapitare dal pustì Gregorio (quello che, a cavallo della sua vecchia bicicletta, si faceva preannunciare dal suono di una trombetta) una scatoletta di latta. Provenendo dall’America, riportava delle scritte in inglese per cui non si riuscì a capire cosa fosse.
Il contenuto (della polvere abbastanza scura) si rivelò, all’assaggio, di gusto un po’ strano e salaticcio ma abbastanza saporito. Si convenne che non poteva essere altro che un aroma esotico, fatto di spezie … “che ghè sul èn Mèrica” …
A quei tempi vi era scarsità di formaggio per cui “le dróghe” furono usate soprattutto per insaporire la pastasöta.
La scatoletta era quasi vuota quando, circa un mese più tardi, arrivò in Comune, da non so quale Ente americano, la comunicazione che il signor Tal dei Tali era deceduto e le ceneri erano stato inviate ai parenti più prossimi.

Fantastico! Omama, si sono mangiati il parente sulla pastasciutta! 🙂

Nel capitolo dedicato agli scötöm si può leggere:

… il Néga-signùr. Costui faceva il sagrestano e, durante i funerali, era incaricato di occuparsi della croce che precede il corteo. C’è da notare che, fino a qualche decennio fa, il corteo funebre si recava al cimitero in barca (c’era una bissa nera, appositamente attrezzata per trasportare la bara).


Durante un funerale, al povero sagrestano cadde inopinatamente nel lago il crocefisso di ferro che era stato malamente inserito nell’apposito sostegno:  da allora fu per sempre, e per tutti, él Néga-signùr.

Ripeto, 14 gennaio, serata imperdibile!
:-)

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