Categoria: Pozzolengo

EVVIVA! Oggi è il Record Store Day!

E’ una iniziativa americana (poteva essere altrimenti?) in cui per un giorno i negozi indipendenti di CD, vinile e quant’ altro, mettono a disposizione edizioni particolari pensate proprio per questo evento. Questo per semplificare, in realtà per pot…

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EVVIVA! Oggi è il Record Store Day!


E’ una iniziativa americana (poteva essere altrimenti?) in cui per un giorno i negozi indipendenti di CD, vinile e quant’ altro, mettono a disposizione edizioni particolari pensate proprio per questo evento. Questo per semplificare, in realtà per poter partecipare ci sono regole che avvantaggiano i rivenditori “veri” e non catene di negozi o società quotate in borsa (letteralmente dal sito….). 

Questo mi piace.
Naturalmente pur essendo un’ idea americana, a cui aderiscono artisti americani, la cosa è condivisibile da tutto il mondo (ho visto che anche Paolo KANDINSKI che spesso interviene su questo blog, partecipa.  http://www.recordstoreday.com/Venue/5875 .

Sul web le informazioni si sprecano e vedo che anche le iniziative nei vari punti vendita non mancano. Negli States tra i padrini di questa iniziativa ci sono Ozzie Osbourne, Rem, Ben Harper e Bruce Springsteen che ha dichiarato: “Entrerò in un negozio di dischi e ne acquisterò per cinquecento dollari” (speriamo non solo dischi suoi…). Inoltre l’ elenco degli artisti che partecipano con edizioni strane, curiose e stravaganti è lunghissimo, un modo per combattere il download legale e non cercando di “affezionare” all’ oggetto musica qualcuno. Non sto a fare considerazioni sull’ effetto “nostalgia” o altro, resta comunque
una iniziativa interessante dove la creatività (anche dei discografici) è messa in gioco.

A questo punto mi chiedo come l’ Italia senta questo avvenimento. Il MEI con Zimbalam mette in download gratuito una compilation di gruppi emergenti italiani e “si augurano che scaricare tali tracce rappresenti un impulso a recarsi al più vicino negozio di dischi per richiedere l’intero album dell’artista preferito.” Nelle virgolette le testuali parole…
Stampare un vinile era troppo? Questi fornitori di servizi che sembrano delle opere di beneficenza mi lasciano un po’ perplesso, ma di questo vorrei parlare in un altro post. Quello che non sono riuscito a trovare in rete, a parte le iniziative di artisti emergenti che giustamente usano questa occasione per fare quadrato attorno ad un problema di mercato, è la partecipazione dei grandi nomi della musica italiana e delle majors, quelli che al vinile devono il loro successo e la loro ricchezza (e non sono pochi…), se qualcuno mi puo’ segnalare qualche partecipazione in questo senso ne sarei grato.

Non so come chiudere il post, sono un po’ in imbrazzo, sto ascoltando il terzo pezzo della compilation MEI/Zimbalam che non ho resistito a scaricare.
ll pezzo si intitola Sorelle d’Italia ed è cantato da Roberta Bonanno, mi permetto di postare il pezzo preso da YOUTUBE per poterlo condividere: ==VIDEO==

Non so perchè ma non mi fa venire l’ “impulso a recarmi al più vicino negozio di dischi per richiedere l’intero album dell’artista”

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Alcune impressioni autorevoli da Antonio Aiazzi

Il tastierista dei Litfiba (…the original…), Antonio Aiazzi, che ho il piacere di conoscere, mi ha dato una sua visione della situazione attuale. Ci sono concetti che già sono stati detti in altri interventi, uno pero’ mi incuriosisce che è la v…

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Alcune impressioni autorevoli da Antonio Aiazzi

Il tastierista dei Litfiba (…the original…), Antonio Aiazzi, che ho il piacere di conoscere, mi ha dato una sua visione della situazione attuale. 
Ci sono concetti che già sono stati detti in altri interventi, uno pero’ mi incuriosisce che è la visione ottimistica degli addetti ai lavori nei confronti di internet e delle sue immense potenzialità. Penso sia un argomento da approfondire…..

Da Antonio Aiazzi

Ho dato un’occhiata al tuo blog e ho letto l’intervista di Francesco Caprini . Direi che mi trovo abbastanza in linea con lui per quello che è successo e sta succedendo.
Ho più dubbi, sul fatto che la trasformazione che sta avvenendo nel modo di usufruire oggi un prodotto musicale, arrivi ad un qualcosa di nuovo e positivo.  Lo scaricamento pirata in Italia ha dato una mazzata al mercato, questo problema si trova anche all’estero ma con effetti molto ridotti. Oggi pretendiamo di fare 5 cose contemporaneamente, e a tutte diamo la stessa importanza . Vedo un film mentre sto parlando al telefono, mangiando un panino, bevendo una coca e in sottofondo mi sono scaricato illegalmente da internet un CD. Un esempio di una mia amica, che prima era una persona che girava nei siti musicali per informarsi e scoprire nuove band e la loro musica. Da 4 anni che ha imparato a scaricarsi la musica illegalmente, ha degli hard disk pieni ma non ha il tempo di ascoltarla. Quindi abbiamo popolarizzato la musica, come molti desideravano e adesso non ha più nessun valore. Come un bambino con una stanza piena di giocattoli, che ha solo il desiderio di avere ma non di possedere. 
Nel Settembre 2009 ascoltai una trasmissione ” Novalab24″ su radio 24, c’erano alcuni ospiti fra cui il presidente della manifestazione delle etichette indipendenti , dove si faceva un gran parlare dello sviluppo nel mondo musicale e i nuovi sistemi di diffusione tecnologica. Sembrava un film di fantascienza” era tutto fantastico”. Mah io vedo molti amici che non sanno come tirare avanti e altri che hanno cambiato lavoro. Anche artisti importanti si stanno facendo delle domande sul ruolo delle Major, del loro lavoro e della mancanza di iniziative e idee per cambiare lo stato delle cose …

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E’ arrivata posta!!!

Un paio di giorni fa ho segnalato al sig Francesco Caprini di Rock Targato Italia, in merito al post precedente. Mi ha gentilmente risposto e vorrei postarvi pari-pari il  piccolo epistolario che ne è nato.

Ho scritto anche al sig. Omar Pedrini chis…

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E’ arrivata posta!!!

Un paio di giorni fa ho segnalato al sig Francesco Caprini di Rock Targato Italia, in merito al post precedente. Mi ha gentilmente risposto e vorrei postarvi pari-pari il  piccolo epistolario che ne è nato.

Ho scritto anche al sig. Omar Pedrini chissà che non mi risponda anche lui….

Tenere un blog sta diventando un mestiere…

IO

Gentile sig. Caprini,
mi chiamo Stefano Castagna e gestisco uno studio di registrazione in provincia di Brescia.
Su segnalazione di un mio amico ho ascoltato la trasmissione condotta da Omar Pedrini, Rock e i suoi fratelli, in cui lei risponde a delle domande sulla differenza della produzione musicale nell’ Italia attuale e quella di vent’ anni fa.

Non sono d’accordo su alcune cose che Lei dice e avendo io un blog in cui tratto di argomenti “sensibili” ai suoi discorsi, http://lebarrieredelsuono.blogspot.com/

mi sono permesso di citarla. Mi è sembrato logico avvisarla, per quanto il mio blog non abbia migliaia di visite. Se lei ritiene opportuno intervenire io ne sarei solo felice. Grazie e buona serata. Stefano Castagna

FC
Non ho visto il programma, ma la mia intervista durava 20 minuti!!ma provo a sintetizzare….la musica tempo fa si ascoltava su impianti casalinghi molto esigenti si stava attento ai diffusori acustici, al piatto, all’amplificatore e gli album erano veri e propri film, o libri da ascoltare  ed ogni canzone era una storia importante e gli artisti …non sto a fare nomi ….ma mi potrei ubriacare tra litfiba, noir desir, simply red, nirvana, manonegra,pearl jam…. etc etc,
Oggi è cambiata la filosofia ……l’industria punta al biznezz …sui singoli e su CD con diverse canzoni ma solo un paio (forse) degne di nota. La gente al contrario (nella maggior parte dei casi) non ha più il prodotto importante fatto di sensibilità artistica degna di nota.  il prodotto è diverso,  cosi come è diverso il modo di ascolto (in alcuni casi senza sapere neppure il titolo dei brani, ma la canzone n, 1 la canzone n.3 e cosi via) si ascolta su mp3, i pod, Iphone,  etc etc si ascolta  in treno, mentre si fa ginnastica, da internet con supporti di ultima generazione (attenzione non è un dogma) ma una considerazione reale.  Tra l’altro la musica è entrata in campi meno rigidi  quindi non solo televisivi e radiofonici che hanno dei parametri canonici per trasmettere canzoni, ma attraverso sistemi mediatici che ho appena citato e la qualità di ascolto che rende (direi inutile) mortificante e frustrante  il lavoro certosino dei fonici fatto nei diversi studi di registrazione proiettati a dare il massimo della loro professionalità. Arrivano i barbari, la democrazia trova la sua affermazione! Certamente è una conferma di un imbarbarimento e di una democrazia che permette a tutti di realizzare un sogno. ma questo non significa avere oggi un prodotto di grande professionalità. D’altronde spesso sento dire dai Diggei quando vanno a  fare una serata la mitica frase “Stasera vado a suonare”. Un brivido mi attraversa la schiena. Siamo all’orrore Ciao

IO
Questi sono i miracoli del montaggio!!
Quello che ne esce dalla sua intervista televisiva è l’ accettazione ammirata e passiva di uno stato di cose, causa, tra l’ altro, di parte dell’ imbarbarimento di cui lei accenna. Mi chiedo pero’: c’è qualcuno che puo’ fare qualcosa in questa situazione? Premetto di essere un disilluso e di non avere intenzione (e neppure le capacità) di cambiare il mondo, ma se non siamo noi a cercare di cambiare lo stato delle cose, le cose non cambieranno mai, questo mondo l’ abbiamo creato anche noi che di anni non ne abbiamo piu’ venti e siamo solo capaci di guardare il presente ricordandoci  di come fosse “fulgido” il nostro passato. E poi: l’industria punterà al “biznezz” ma in definitiva (e soprattutto in Italia) che “biznezz” riesce a fare?
Comunque l’ iniziativa che ho intrapreso con l’ apertura di questo blog vorrebbe arrivare a ridefinire l’ importanza del fare musica attraverso meccanismi  produttivi piu’ artistici e meno di consumo. A breve spero di poter organizzare un incontro con persone del settore per poterci confrontare. Non ho ancora trovato una persona (UNA!)  che non si sia lamentata della situazione attuale, produttori, fonici, artisti e manager, e allora ?
Avrei voluto per correttezza contattare anche il sig Omar Pedrini ma non sono riuscito a trovare la sua mail, credo che una trasmissione su chi con la musica cerca di operare tutti i giorni la potrebbe fare….
Comunque grazie per la sua cortese risposta, mi chiedevo se potevo postarla nel mio blog.
In bocca al lupo con le sue cose e a presto.
Stefano Castagna
FC
Grande è la confusione sotto il cielo la condizione è eccellente!
Attenzione per me non si tratta di imbarbarimento inteso come povertà ma l’arrivo del barbaro è inteso, in termini filosofici, come la diversità e la novità rispetto al conosciuto all’ esistente.  Uno stato di cose che ormai conosciamo cosi talmente bene, al punto massimo di saturazione  non più in grado di sorprendere ed incapace di inventarsi nuovi linguaggi è alla fine.
La musica intesa  anche come economia (non deve essere un tabù, infatti per molti è lavoro)  è necessariamente alla ricerca ed il superamento dello stato presente (asfittico) deve sperimentare deve inventarsi  un progetto che in futuro sappia darsi una nuova efficace organizzazione.
Nel caos, quindi la figura del barbaro (dello straniero) delle novità tecnologiche e di coloro che le stanno usando (talvolta ancora in modo rozzo) sono avvantaggiati. È fisiologico
Chi ha fame chi ha sogni chi ha linguaggi nuovi oggi ha maggiori opportunità di affermazione
Quindi sono molto positivo sulla attuale condizione del mondo musicale, cambieranno gli asset, l’organizzazione, la comunicazione, etc etc parte della trasformazione è gia in atto.

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Omar Pedrini, Francesco Caprini, Verdena e perchè no, anche CCCP

Max Lotti mi ha segnalato questa puntata di “Rock e i suoi fratelli”, una serie televisiva trasmessa da Rai5 e condotta da Omar Pedrini. Il rocker bresciano dibatte con Francesco Caprini, patron di Rock targato Italia, sull’ argomento della produzione …

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Omar Pedrini, Francesco Caprini, Verdena e perchè no, anche CCCP

Max Lotti mi ha segnalato questa puntata di “Rock e i suoi fratelli”, una serie televisiva trasmessa da Rai5 e condotta da Omar Pedrini. Il rocker bresciano dibatte con Francesco Caprini, patron di Rock targato Italia, sull’ argomento della produzione musicale in Italia, confrontando gli anni dei Litfiba con il periodo attuale. Purtroppo non sono riuscito a isolare il punto interessante dell’ intervista, comunque potete sentirla andando a 6 min e 10 secondi circa di questo link: Rai5 Rock ei suoi fratelli
Quello che mi chiedo, e chiedo a Francesco Caprini, a cui ho mandato una mail perchè mi sembra giusto che se gli va’ possa replicare, tutta questa apparente modernità e disponibilità di mezzi (oggi si puo’ fare un disco in casa, in 24 ore…) ha reso il mondo della musica piu’ libero? piu’ consapevole? piu’ interessante? e  in definitiva ha reso il mondo migliore? Cosa ci stavano a fare una volta gli artisti in studio dei mesi? Meno male che adesso questo non viene piu’ richiesto…..
Altra comunicazione efficace, ma fuorviante.
Se digitate su Google Verdena Pollaio escono una serie di link in cui si racconta dell’ ultimo disco dei Verdena “Wow”. Il messaggio che passa è che abbiano realizzato questo disco, appunto, in un pollaio adibito a sala prove. Il disco, nelle settiamane scorse, è arrivato secondo nella classifica di vendita del FMI .
La cosa mi incuriosisce e cercando di capire qualcosa di piu’ trovo due bellissimi video/interviste realizzate da Rockit in cui si capisce quale è la filosofia di tutto il loro lavoro Intervista Verdena. Non per farne una questione tecnica, ma alle spalle degli intervistati si vede un 24 tracce Studer analogico e un rack in cui gli addetti ai lavori possono benissimo individuare dell’ attrezzatura di prim’ordine. E’ evidente che i tre Verdena sanno bene come si fanno i dischi, sanno usare la tecnologia per quello che è, sanno che il tempo per la ricerca e la sperimentazione ha il  suo peso e il suo valore, e i risultati lo confermano.
Mi ricorda il disco dei CCCP a cui ho avuto la fortuna, anche se marginalmente, di partecipare: Epica Etica Etnica Pathos . Anche li’ un casolare, anche li’ l’ analogico, anche lla consapevolezza che il processo creativo è determinato dal modo in cui affronti il viaggio.
Il doppio cd che hanno realizzato i Verdena è stato realizzato in tre anni (oggi si puo’ fare un disco in casa, in 24 ore…)
Vannuccio Zanella della MP records mi faceva notare, in uno scambio di idee su facebook, che spesso gli artisti che incontra nel suo lavoro prima di sapere se il lavoro puo’ essere interessante chiedono che tipo di promozione lui puo’ offrire, credo che anche questo sia il risultato di un “pensiero vacuo” di cui la musica è circondata. 
Il viaggio non ha piu’ nessuna importanza, la cosa importante è la meta….

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Alcune sentite osservazioni di Alberto Callegari

In un post precedente avevo già presentato Alberto Callegari e il suo bellissimo studio in provincia di Piacenza (http://lebarrieredelsuono.blogspot.com/2011/03/ho-appena-telefonato-ad-alberto.html). In questi giorni ci siamo scambiati alcune mail e gli ho chiesto di scrivere alcune impressioni/pensieri sull’argomento di questo blog. Mi sono molto stupito di condividere moltissime suggestioni di quello che ha scritto, segno che qualcosa nel percorso delle nostre storie è stato, senza saperlo, condiviso.
Come  ho fatto notare ad Alberto, non ci sono proposte nel suo scritto, ma trovo estremamente interessante condividere sensazioni attorno alle quali scaldarsi, sono sicuro che le proposte arriveranno. Senza fare un album dei ricordi queste cose le condividiamo solo noi due o c’è qualcun’ altro?
Mi sto anche rendendo conto che questo blog non è fatto per persone che hanno fretta: i post sono impegnativi e lunghi, ma la fretta, come dice Alberto nel suo scritto, non ha di certo migliorato la qualità della vita ne del nostro lavoro…..
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…sai, d’altronde tutti noi siamo stati “il ragazzino del garage” che sognava di plasmare musica in uno studio di registrazione vero.
La differenza sostanziale con il ragazzino di oggi è che quelle poche attrezzature che potevi permetterti te le dovevi sudare davvero.

LA TECNOLOGIA DEMOCRATICA.
È quello che tutti abbiamo sognato di conquistare, ma è anche quello che ha fatto evaporare la magia dell’arte.
20 anni fa non era ancora arrivata l’ondata cinese del basso costo. Un microfono o un mixer seppur mediocre costava comunque tanto.
Anche se oggi i Behringer (per fare un esempio) sono qualitativamente discutibili, te li puoi comunque permettere . una volta o prendevi un bel compressore costoso o facevi senza. Senza parlare del fatto che oggi il ragazzino del garage può anche scegliere di avere il top della tecnologia software a costo zero. Seppure illegalmente ma a costo zero.
Tutto questo svaluta il sogno iniziale. Non gli da valore.
Non gli da valore perché non ti fa pensare. Se ti mancava quel processore, dovevi inventarti un’alternativa e spesso era quell’alternativa a creare un sapore nuovo, che mai avresti razionalmente saputo prevedere.
Poi c’è la SOVRAINFORMAZIONE.
Tutti sanno tutto. O meglio, possono sapere tutto.
Tutti conoscono e danno per scontato le tecniche di microfonazione o di mixaggio che una volta dovevi scoprire da solo su libri del mistero introvabili o capirle da solo dopo anni di esperienza.
Certo, più faticoso ma più appagante. Anche questo faceva aumentare la preziosità del lavoro di fonico.
NON ABBIAMO TEMPO
Oggi gli anni scorrono più veloci. Sarà che sto invecchiando, ma vedo che non vale solo per me.
Mi sembrano pochi quelli trovano il tempo per godersi l’ascolto di un disco, senza essere in modalità multitasking. Molti in auto nel traffico, in ufficio, comunque lasciando sempre alla musica la funzione di “aroma d’ambiente”, uno stimolo sensoriale come potrebbe essere appunto un deodorante o uno stuzzichino al bar.
Pochi si isolano al buio nella loro stanzetta per scoprire ogni dettaglio dell’ultimo album che li ha folgorati sulla via di Damasco come ai tempi di “sgt.pepper” o “the dark side of the moon”
Facebook è più che sufficiente, perché non c’è tempo. E la sola musica annoia se non ci sono immagini a corredo.
Non c’è più tempo e non ci ricordiamo più l’ultimo film che abbiamo visto e gli album usciti l’anno scorso sono già sepolti dalla polvere.
OMOLOGARSI
Il lavoro di fonico deve adeguarsi a questo nuovo stile di vita.
Una volta erano indispensabili almeno un paio di giorni per mixare una canzone, adesso devi farlo al massimo in due ore, dando fondo alla tua impagata esperienza.
Impagata perché sei pagato per le ore effettivamente impiegate e non per le ore di esperienza accumulate negli anni.
La giustizia sarebbe : ti ho mixato il brano in due ore. Sono 1000 euro.
100 euro per il tempo impiegato e 900 euro per l’esperienza a cui ho attinto.
Fantascienza.
MEA CULPA
Ma la vera colpa sta nella perdita di emotività a favore della quantità.
Oggi chiunque può mixare un brano quasi senza ascoltarlo, applicando soltanto i preset di Logic per virtualizzare qualsiasi cosa. Per omologare qualsiasi cosa.
Oggi che possiamo veramente e finalmente investire in qualcosa di nuovo, perché la tecnologia democratica ci permette di fare tutto quello che vogliamo, ecco che quasi mai ne sappiamo approfittare.
Ecco che si rincorre il suono vintage che una volta non potevi permetterti e si riduce tutto ai soliti 4 preset. Ecco che si banalizzano le scoperte tecnico-musicali dei pionieri degli anni ’60 e ’70 con due o tre plug in del cazzo, che simulano, che virtualizzano, che anche il nostro ragazzino nel garage sarebbe in grado di applicare.
Anzi, che sicuramente applicherà meglio di noi, in quanto ancora vergine da preconcetti.
Magari li applicherà in modo blasfemo, inciampando in risultati da matita rossa nello statuto del fonico perfetto, come fece anni fa chi saturò le valvole di un ampli da chitarra o che abusò di compressioni ed equalizzazioni…
Forse la speranza per smuovere il ristagno artistico sta proprio nell’ingenuità o nell’ignoranza rimasta nascosta negli angoli dei garage di quando eravamo più giovani.

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Alcune sentite osservazioni di Alberto Callegari

In un post precedente avevo già presentato Alberto Callegari e il suo bellissimo studio in provincia di Piacenza (http://lebarrieredelsuono.blogspot.com/2011/03/ho-appena-telefonato-ad-alberto.html). In questi giorni ci siamo scambiati alcune mail e g…

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Alcune considerazioni di Giovanni Ferliga

Ho invitato Giovanni Ferliga, che ho il piacere di conoscere, a commentare alcuni passaggi dei post pubblicati. Giovanni è un giovane produttore, fonico e soprattutto musicista, componente degli Aucan, un gruppo che si sta distinguendo da un po’ di te…

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Alcune considerazioni di Giovanni Ferliga

Ho invitato Giovanni Ferliga, che ho il piacere di conoscere, a commentare alcuni passaggi dei post pubblicati. Giovanni è un giovane produttore, fonico e soprattutto musicista, componente degli Aucan, un gruppo che si sta distinguendo da un po’ di tempo sulla scena italiana e non solo. Questa non ha la presunzione di essere un’ intervista naturalmente….

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PRIMA CONSIDERAZIONE: si assiste sempre piu’ spesso all’ appoccio delle piccole produzioni dove la cosa piu’ importante non è piu’ la produzione musicale ma la promozione musicale, quando nel budget di una produzione la spesa alla musica è si e no di 1/3 è un successo, si preferisce investire in uffici stampa, video, ecc. Come la vedi tu?  
Penso a James Blake, un ragazzino di 21 anni che da un mese è in vetta alle classifiche europee. Ha registrato il disco nella sua cameretta e quando gli hanno proposto “quantomeno” di mixarlo ha detto, “no mi piace così e voglio che resti così”. Ha firmato un contratto con ATLAS/Universal. Di sicuro, senza di loro, quel disco sarebbe rimasto nella sua cameretta. I Verdena registrano mixano e masterizzano WOW nella loro sala prove: entrano al 2ndo posto della classifica ufficiale FMI. Sempre con Universal (Italia). Cos’è quindi che garantisce il successo? La qualità della registrazione, la promozione, il talento, la fortuna… il caso? 
SECONDA CONSIDERAZIONE: ho incontrato Daniele Grasso e abbiamo parlato per un pomeriggio. Siamo arrivti ad una conclusione possibile che è quella di riconoscere una categoria che abbia determinate caratteristiche di filosofia del lavoro per poter aver voce comune e non sentirsi isolati con i propri problemi.
Ti chiedo: ti sembra possa avere una logica salvaguardare questa categoria che porta come, caratteristiche principali, un rapporto “artigianale” e artistico? Naturalmente il tuo punto di vista potrebbe essere quello che a te non importa un picchio perchè per te lo studio è solo una macchina, ci sta anche questo….
Sono convinto che questo sia un lavoro anche “artigianale”, o almeno così lo è stato per me che mi sono occupato spesso di cablaggi, riparazioni e lavori sulla struttura dello studio (miglioramenti acustici eccetera). E’ di sicuro un lavoro che ha un aspetto manuale e manipolativo, e questo è il suo bello. I problemi legati a lavorare in studio sono gli stessi per tutti, ad esempio il rapporto psicologico e artistico che si instaura con le persone che stanno registrando. Spesso la vera fatica è trovare la propria soluzione ai problemi che si presentano durante la registrazione, ma questa è la sfida in cui ci si imbatte nel realizzare un disco!
TERZA CONSIDERAZIONE: Fabio Sechi fa paralleli tra il mercato discografico e quello del vino ricordando come, negli anni ’80, i produttori di vino per risparmiare usarono il metanolo per alzare la gradazione alcolica causando diversi decessi (forse tu non lo ricordi per motivi d’ eta..). Il mercato del vino cambiò politica diventndo l’ eccellenza che ora è. Vedi dei reali paralleli?
Non mi intendo né di vino né di mercato. Semplicemente con il digitale l’abbattimento dei costi ha permesso a chiunque di registrare un disco, così come di realizzare un set fotografico o un videoclip. Io resto del parere che se l’intuizione originaria è valida il supporto è secondario. Vidi un intervista ad Angus Young (AC DC) che faceva qualche riff di chitarra: il suono era strepitoso anche se registrato con il microfono della videocamera! Chiaramente i dischi non li registravano con la videocamera… Gli album che passano alla storia hanno però un lavoro di produzione e di progettazione sonora con cui è difficile competere da un home studio e che la maggior parte dei musicisti non può assolutamente affrontare.

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Un altro incontro anche se telefonico

Ho appena telefonato ad Alberto Callegari, proprietario dell’ ELFO studio (http://www.elfostudio.com/) una realtà importante nei pressi di Piacenza. Alberto è una persona gentile e disponibile con un sacco di esperienza legata alla gestione di uno studio di registrazione.
Parlando con lui mi sono accorto che il problema della gestione del mio studio è anche un problema suo e mi ha confermato la tendenza che è in atto di confondere le varie realtà che esistono in questo settore per cui anche un ragazzino in garage puo’ diventare un concorrente temibile. Dobbiamo assolutamente cercare che questo patrimonio di conoscenze, cultura, esperienza e tecnica abbia il suo peso nella realtà musicale. Il ragazzino in garage non deve essere un nostro concorrente ma una risorsa per noi.  Nel 1990 o giu di li’ io avevo un piccolo studio a Pegognaga, sul confine tra Mantova e Reggio e spesso per curiosità andavo a visitare lo studio Maison Blanche di Modena. Un giorno vedo Umbi Maggi (il proprietario) che discute con un ragazzo sulla possibilità di realizzare un demo, ma Umbi contesta il fatto che il budget a disposizione era troppo basso, il passo successivo di Umbi fu di convincere (dico convincere…) questo ragazzo a venire nel mio piccolo studio. Questo è quello che dovremmo vedere in tutte quelle realtà piccole, ridottte come mezzi e esperienza, e che comunque sono importanti, non diventare concorrenti, sarebbe una battaglia persa. Come dice il mio amico Gigi. c’è sempre uno piu’ morto di fame di te…Le piccole strutture sono fondamentali per la formazione  artistica e musicale di nuove realtà musicali, non dobbiamo credere pero’ che avendo sul monitor del computer la stessa schermata del computer degli Air studio di Londra (http://www.airstudios.com/studios/studio1.aspx) avremo gli stessi risultati.
Per la cronaca il ragazzo da Umbi era Luciano Ligabue.

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Un altro incontro anche se telefonico

Ho appena telefonato ad Alberto Callegari, proprietario dell’ ELFO studio (http://www.elfostudio.com/) una realtà importante nei pressi di Piacenza. Alberto è una persona gentile e disponibile con un sacco di esperienza legata alla gestione di uno st…

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E’ sempre una questione di soldi…..PARTE 2

Riporto un bell’ intervento di Fabio Sechi sempre su questo argomento che nel frattempo è stato discusso anche sulla mia pagina di Facebook. Un parallelo interessante tra il mercato del vino (!!) e quello discografico:

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