Cambio di rotta per la “zuppa di squalo”

800px-Carcharhinus_melanopterus_Luc_ViatourIl consumo di zuppe di squalo, queste ignobili brodaglie con a base le pinne di questo affascinante creatura dei mari, sembra finalmente conoscere l’inizio di parabola discendente nel paese asiatico dove maggiore è il consumo ovvero la Cina. Questa inversione di tendenza si deve probabilmente agli effetti benefici delle numerose campagne animaliste che in questi ultimi anni si sono fatte sentire insistentemente, soprattutto, in quei paesi dove il consumo di queste pietanze era maggiore.
Se l’aumentare della domanda di pinne di squalo proveniente dal colosso asiatico ha quasi prodotto l’estinzione di alcune specie, questo segnale fa ben sperare come ben sperare fa anche l’inversione delle politiche commerciali di Hong Kong che è, nell’aria orientale, il maggior distributore di questi macabri trofei.
Le ONG impegnate nella difesa di questi animali hanno potuto dimostrare come il consumo di pinne di squalo sia calato, negli ultimi due anni, di una percentuale compresa tra il 50 ed il 70 per cento.
Il calo è un dato che fa riflettere soprattutto nei confronti di un boom economico, quello cinese, che non ha pari nel mondo e dove il moltiplicarsi di nuovi ricchi avrebbe potuto tradursi, come in realtà è stato fino a due anni fa, in un rapido aumento del consumo di zuppe e zuppette che per la tradizione cinese sono, oltre che una prelibata lecornia, anche uno status symbol.
Fortunatamente i dati sul consumo sembrano invece confermare una maggiore attenzione da parte dei cinesi al consumo di questi piatti, probabilmente proprio per merito di queste incessanti campagne di sensibilizzazione (ricordiamo che lo scorso anno per sostenere la domanda di pinne di squalo erano stati abbattuti più di 70 milioni di animali, una cifra questa che rappresenta una vera e propria ecatombe dei mari).

Gran merito del successo di queste campagne di sensibilizzazione va riconosciuto oltre che alle ONG anche ai governi di questi paesi che si sono seriamente mobilitati in difesa di questo pesce che rischiava di essere praticamente sterminato bandendo i piatti a base di pinne da tutti i ricevimenti ufficiali. Molto si deve anche ai social network, soprattutto a Sina Weibo (il clone di Twitter) dove si sono lanciate campagne di sensibilizzazione che hanno raccolto centinaia di migliaia di adesioni.

Quello che però fa più danno pare sia l’ignoranza delle persone; un’indagine condotta tra il 2005 e il  2006 aveva rivelato che l’80 percento dei cinesi fosse inconsapevole del fatto che la famosa zuppa – detta «zuppetta d’ala di pesci» in cinese – contenesse in realtà le pinne di pescecane.

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