«Avrei voluto accompagnare mio figlio all’altare con Greta»

Non riesce ad accettarlo. Non lo può accettare. «Sono stato al cimitero e non mi rendo conto ancora di quello che è successo. Avrei preferito indossare l’abito per portarli all’altare quei due ragazzi, e non per andare al funerale di mio figlio».

È un dolore troppo forte quello che prova Enzo Garzarella, il padre di Umberto. «Lavoravamo insieme, ci si vedeva tutti i giorni. Potete immaginare cosa ho perso: tutto» racconta con la voce segnata da giorni di lacrime. «Lui e Greta si erano appena conosciuti. Lei era un angelo, bellissima. Adesso se chiudo gli occhi li immagino insieme» dice prima di ripensare alla notte dell’incidente. Un incubo.

EMBED [Leggi anche]«Umberto doveva portare la barca al rimessaggio, sono sicuro. Doveva andare a riprendere l’auto ed era quindi a fine giornata» racconta il genitore che svela: «Mio figlio aveva paura del buio in barca. Si sarà fermato un attimo per la stanchezza dopo una giornata passata a seguire la Mille Miglia sul nostro splendido lago. Il giorno dopo avrebbe dovuto anche portare la mamma al mare e invece…». E invece un motoscafo lanciato ad una velocità quattro volte oltre i limiti di legge ha ucciso lui, la ragazza al suo fianco e la loro relazione agli inizi.

EMBED [Enzo Garzarella, papà del 37enne Umberto, ucciso dall’Aquarama dei tedeschi]

«Era maniacale sulla barca, preciso e attento. Non era in mezzo al lago in quel momento, ma sottocosta». Poi l’attenzione si sposta sui due turisti tedeschi a bordo dell’Aquarama. «Sono partiti ubriachi dal porto di San Felice. Ci sono testimoni che lo hanno raccontato. Alle Forze dell’ordine e a noi parenti. Questo dramma ha dimostrato una volta di più quanto è unita la gente del lago. Quanto ci vogliamo bene». «Non si è pentito». Con l’arresto di Patrick Kassen, la giustizia ha messo un punto fermo. Per ora. Per il genitore del 37enne però non è stato un gesto spontaneo quello del manager tedesco che si è costituito domenica notte.

EMBED [Leggi anche]«Chi guidava il motoscafo si è consegnato alle autorità italiane perché ha dovuto farlo. Non per altri motivi. Ha seguito i consigli degli avvocati. Non credo al suo pentimento così come non credo che non si siano accorti di nulla. È impossibile» spiega convinto il papà di Umberto Garzarella. «Loro secondo me hanno visto l’accaduto e hanno tirato dritto. C’è un passaggio più di altri che mi fa arrabbiare: non dovevano tornare al rimessaggio barche, ma dovevano lanciare l’allarme. Dovevano avvisare, non andare a bere ancora. Non capisco il loro atteggiamento. Non è umano» sentenza il genitore del 37enne proprietario della piccola imbarcazione in legno distrutta dal tremendo scontro con il motoscafo dei tedeschi.

«Vogliamo parlare della lettera che hanno scritto ai noi familiari? Non è nemmeno firmata. I nomi di Greta e Umberto non compaiono. Non c’è una parola di conforto. Se credi davvero a quello che scrivi, se vuoi davvero manifestare il dolore e il pentimento, lo fai di tuo pugno e con il cuore in mano. Non così».

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