Atavici ricordi di refe e polenta

La mia povera nonna ogni volta che si era in procinto di impiattare la (rigorosamente consistente, non quelle molli per intenderci) soleva dire che il taglio ideale lo si sarebbe dovuto fare con un filo di di qualità, meglio se del Garda.

Io questa cosa non l’ho mai capita in realtà, ma non ho mai chiesto cosa intendesse con quel del Garda.

L’arcano mi è stato svelato proprio ieri leggendo su AreaBlu (una freepress locale gardesana) questo articolo di Tullio Ferro intitolato “A partire dal prezioso filo di refe.

Attraverso questo articolo ho scoperto con mia sorpresa che il Garda è stato per secoli famoso per la qualità del filo di refe prodotto sulle sue rive, e già “intorno al Mille il refe della Riviera di Salò viaggiava alla volta di Venezia, quindi sistemato in grandi depositi commerciali. Il lino grezzo giungeva a Salò proveniente da Crema, Cremona, Bergamo. Da Salò a Fasano si stendevano le ‘cure’, dove il filo torto e innaspato, si stendeva sulla ghiaia per renderlo candido al sole, appunto per candeggiarlo.
Dall’antichissimo commercio del refe ci sono testimonianze conservate negli Statuti di Salò e Riviera dove si parla di quantità e qualità: ’se ne tira di tanto sottile che avanza la seta di bellezza e di prezzo’, tanto da essere ricercatissimo in Italia e in molti altri Paesi”.
L’importante economia del refe del Garda resistette fino verso la fine del 1700 quando con l’arrivo della chimica giunse anche il declino di questa produzione naturale.

Certamente mia nonna non era a conoscenza di questa produzione, però è curioso come una memoria si sia tramandata comunque per secoli.

Ad ogni modo, con refe, spatola, paletta, cucchiaio, mestolo o coltello, Viva la Polenta!
:-P

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