A Tignale c’è l’ombra del piromane, ma «resterà impunito»

Non c’è pace per l’Alto Garda, dopo il rogo di Tremosine, scatenato con ogni probabilità da un fulmine che si è abbattuto nel bosco, anche Tignale è andata a fuoco. In questo caso, però, l’incendio è di origine dolosa, come dimostrerebbero gli otto inneschi ritrovati.

L’emergenza è scattata verso l’una e trenta nella notte tra sabato e domenica, sul posto i Vigili del Fuoco.

La domanda è: perché? Non si tratta di aree edificabili. Non sono zone dove, una volta bruciati i boschi, si possa insediare qualcosa. Parliamo di aree impervie, vallate selvagge, pendii isolati. Perché dare fuoco a queste zone?

«È davvero difficile – dice sconsolato il presidente della Comunità Montana dell’Alto Garda, Davide Pace – trovare una motivazione a questi gesti. Attualmente non ci sono situazioni di contrasto tra l’amministrazione pubblica e il mondo agricolo o il mondo della caccia che possano spiegare queste azioni assurde e deprecabili. Anche la presenza del Parco regionale, con i suoi vincoli e le Zps, le Zone di protezione speciale, è ormai digerita da più di trent’anni. Davvero, è difficile dire perché. Forse è il gesto di uno squilibrato. Non trovo altre spiegazioni».

Si pensa ad un emulatore, un idiota che dopo aver visto l’incendio a Tremosine ha voluto movimentare la situazione anche nella vicina Tignale. Ci saranno indagini, ma nessuno si illude che i responsabili possano essere individuati. «Non è mai successo. O li becchi con le mani nel sacco, mentre appiccano il fuoco – dice amaramente il sindaco di Tremosine, Battista Girardi – oppure tutto finisce in nulla».

Come del resto era successo lo scorso autunno, tra ottobre e novembre 2017, quando un piromane mandò in fumo 180 ettari di bosco ad altissima valenza naturalistica ed ambientale tra Passo Nota e il Tremalzo, nel Sito di Interesse Comunitario (Sic) «Corno della Marogna», una sorta di caveau naturalistico che l’Unione europea ha individuato come area destinata alla conservazione della diversità biologica, vista la presenza di endemismi vegetali e di pregiata fauna montana. Un disastro rimasto impunito.

 

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