ORAMAI OVUNQUE DA ANNI SI PRESENTANO TARGHE DAVANTI AI CANTIERI: PROGETTISTI I SIG.RI FRANCA.….PER CARITA’ FANNO QUESTO LAVORO……
CERTO CHE A TUTTI SEMBRA ALQUANTO STRANO CHE DOVE CI SONO CONTESTAZIONI O EFFETIVAMENTE LAVORI ALQUANTO ECLATANTI, CI SIA SEMPRE LA LORO FIRMA SUI PROGETTI, TRA L’ALTRO L’ARCH. FRANCA E’ PRESENTE IN GIUNTA COMUNALE (ma resta sempre al suo posto…):
AD ESEMPIO L’HOTEL BEL SITO, DI PROPRIETA’ ANCHE DI UNO DEI SOCI DEL SINDACO, AD ESEMPIO LA COSTRUZIONE DELLA NOGE, MOLTO DISCUSSA E RIPORTATA SU L’ARTICOLO DE L’ARENA DI IERI, CHE PUBBLICHIAMO QUI SOTTO ….E POI TANTI ALTRI RESIDENCE CHE SONO STATI COSTRUITI IN QUESTI ANNI E IL RESIDENCE DI LORO PROPRIETA’ INSERITO PERSINO NELLA VARIANTE ALBERGHIERA CHE HA VISTO UN BELL’AUMENTO DI VOLUME…..
INSOMMA NIENTE FAVORITISMI TUONANO DAL COMUNE!!! MA SARA’ VERO CI CHIEDIAMO NOI CITTADINI ATTONITI? ANCHE PERCHE’ POI L’AVVOCATO SALA GIOVANNI DOBBIAMO PAGARLO SEMPRE NOI, PER LE VARE QUESTIONI…..ORMAI E’ UN NOSTRO DIPENDENTE A TEMPO PIENO, DA TANTE CAUSE CHE HA IN CORSO PER "DIFENDERE" IL COMUNE DI GARDA……(che non lo confondiamo con l’avvocato privato di qualcuno in particolare…che non ci sbagliamo per caso!!!)
LEGGIAMO E TRAIAMO LE NOSTRE CONCLUSIONI. COME DA TEMPO FACCIAMO CI ASTENIAMO DA QUALSIASI COMMENTO PERCHE’ E’ GIUSTO CHE IL POPOLO SI FACCIA LA PROPRIA IDEA:
GARDA. Giustizia civile e amministrativa dovranno esprimersi entro pochi giorni sulla causa e il ricorso seguiti a un’autorizzazione edilizia in località Ca’ Nove
Sfida nei tribunali per la «vista lago»
Un architetto di fama e una coppia contro il Comune: «Ha detto sì a un edificio che ci priverà del paesaggio»
Il 10 settembre si svolge la prima udienza al Tar del ricorso presentato da Mariassunta Russo contro il Comune di Garda. Il 24 luglio, la giunta municipale, ha incaricato l’avvocato Giovanni Sala, di resistere in giudizio contro il ricorso, che chiede l’annullamento, previa sospensione, del permesso di costruire rilasciato alla ditta «Noge snc» di Antonio Franca, il 19 maggio 2009. Tra i privati e l’ente pubblico si profila dunque una battaglia in tribunale.
«L’edificio a due piani che sta per sorgere davanti alla nostra casa in località Cà Nove», dicono i coniugi Michele Perbellini e Mariassunta Russo, «ci coprirà quasi completamente la vista lago». La coppia, ha inoltrato ricorso al Tar il 17 luglio, contro il Comune che ha rilasciato le autorizzazioni, ma ha anche avviato una causa civile e una querela penale contro la società costruttrice, la «Noge snc».
Alla causa civile partecipano anche due proprietarie delle abitazioni attigue. In quella a lato della costruzione oggetto di ricorso, abita dagli anni Sessanta, uno dei più noti architetti italiani, Carla Tagliaferri, che ha appunto progettato la sua casa e anche quella attigua dei coniugi Perbellini.
«La storia nasce», spiega Michele Perbellini, «quando nell’aprile del 2008 è stata demolita una piccola casa costruita nei primi anni Sessanta. Quella casetta era stata edificata a ridosso del progno, nell’angolo del lotto, proprio per lasciare libero il cono visivo alle abitazioni retrostanti. Un vincolo paesaggistico che sussiste dal 1960 in molti lotti dell’area, tra cui anche sul terreno dove sta costruendo la Noge, e che si trova iscritto su molti passaggi notarili dei terreni venduti dal proprietario di allora».
«Questo è un vincolo pattizio», precisa Perbellini, «ma ci sono anche due decreti ministeriali dei Beni ambientali e paesaggistici, che lo confermano». «C’è anche un precedente, poiché nel 1966-67, la casa dietro la nostra venne rialzata di un piano», sottolineano, «ma poi, poiché copriva la vista lago alla casa dietro, la proprietaria di allora si rivolse al giudice e ottenne l’abbattimento del piano rialzato che era stato fatto».
«Nell’aprile 2008 quindi», prosegue Perbellini, «la piccola casa davanti a noi, viene abbattuta su decreto ingiuntivo del Comune, che dopo 10 anni di contenzioso con il vecchio proprietario, fa eseguire la demolizione per rischio idrogeologico, poiché il fabbricato era troppo vicino al torrente. A settembre inizia lo sbancamento di terreno, con modifica della quota di campagna: rialzano senza concessione edilizia (arrivata nel maggio 2009), il livello di terreno, per poter costruire in seguito più in alto l’edificio e godere così di maggiore vista lago al piano terra».
«Questa situazione ci ha allarmato molto», continuano, «e abbiamo così iniziato a scrivere ripetutamente al comune, diffidandolo dal rilasciare permesso di costruire che non fosse rispettoso dei vincoli paesaggistici».
«Il Comune non ha mai risposto con atto scritto e ufficiale», precisano, «e la relazione paesaggistica del 20 gennaio 2009, è firmata dallo studio associato dell’ex assessore ed ora capogruppo consigliere, architetto Stefano Franca, che è anche progettista dell’intervento e cugino del costruttore, il quale nella relazione scrive: "…vengono salvaguardate le visuali dal lago e verso il lago…", cosa che è assolutamente non vera poiché l’altezza del nuovo fabbricato sarà di 6 metri e 30-50, e non di 5,80 come dicono in comune, e coprirà il cono visivo. È così, che lo studio di progettazione presenta la relazione al comune e alla commissione ambientale, che dà il nulla osta ambientale al progetto senza eseguire il sopralluogo e la verifica sul posto. Il procedimento quindi è passato poi alla Sovrintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici, ed è stato approvato con il silenzio assenso, anche questa volta senza sopralluogo. Il 19 maggio 2009 è stata infine, il Comune ha rilasciato il permesso a costruire».
Ora il progetto sarà vagliato dal tribunale, poiché i privati hanno chiesto il blocco del cantiere e la revoca del permesso di costruire. L’8 settembre si svolge anche la prima udienza della causa civile contro la Noge snc. Perbellini quindi conclude: «Voglio solo sapere perché il Comune non abbia preso posizione, quando mia moglie ha inviato lettere e diffide. Il Comune invece, ci ha fatto rispondere dall’avvocato della Noge: se questa è imparzialità? Non ci resta che pensare ci sia un nesso con il progettista».
L’architetto Carla Tagliaferri, docente alla Sapienza di Roma, che ha ricevuto il premio «Mimosa d’oro» per meriti in campo di studi ambientali (in materia ha scritto 10 libri e 240 saggi), la cui casa si trova a lato del lotto in costruzione, aggiunge: «A me tolgono tutta la visuale sul monte Luppia. La casa abbattuta era di 90 metri circa, ora la nuova palazzina è molto più grande ed è spostata al centro del terreno». «La variazione di quota è chiara: è stato fatto uno scavo», continua, «per la costruzione di garage molto alti, per alzare così il piano terra sopra, e per di più a ridosso del muro di cinta della casa dei Perbellini. Perciò ho presentato una relazione di pericolosità frana del terreno per questa abitazione. Prima di costruire la casetta originaria, era stata fatta una riunione tra tutti i soggetti interessati dei lotti ed era stato deciso di posizionare quella casa nell’angolo, proprio per rispettare il vincolo e non incidere sulla visuale».
«Questo vincolo», conclude, «è notarile, ma sono certa che fosse stato comunicato e adottato negli anni ’70 dal Comune. Solo che questi atti sono spariti dagli uffici e non si trovano più. Questo fatto apre molti interrogativi».
La risposta del tecnico comunale arch. Zumiani è stata: "tutto in regola con i permessi".
NON NE DUBITIAMO….SAPPIAMO BENE CHE LE COSE LE SANNO FARE BENE, MOLTO BENE SE SI IMPEGNANO…..NULLA VIENE LASCIATO AL CASO…..SOLO CHE COMANDANO SEMPRE LORO….SE LA FANNO E SE LA DICONO…..














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SONO TUTTE CHIUSE…NON ABITATE….SECONDE CASE…..

