Leggi da pazzi o pazzi che fanno leggi, l’Italia sfiora la Cina…
Source: www.beppegrillo.it
Il senatore D’Alia dell’UDC vuole oscurare la Rete. Ha proposto un emendamento, approvato in Senato, a un disegno di legge di Brunetta che obbligherà i provider a oscurare siti, blog o social media
come YouTube e Facebook su richiesta del ministero degli Interni per
reati di opinione, ad esempio un filmato o un gruppo che invitano a non
osservare una legge considerata ingiusta. Senza nessuna sentenza della magistratura. Questo, oggi, avviene solo in Cina. In una dittatura. I cinesi hanno eretto contro l’informazione di Internet un “Golden Wall“, si sono ispirati alla Muraglia Cinese. D’Alia vuole costruire un “Merda Wall“, si è ispirato allo psiconano.
Il
vero concorrente di Mediaset è YouTube. Mediaset non la comprerei
neppure se me la regalassero. La pubblicità sta abbandonando la
televisione e l’informazione si fa in Rete. Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi.
Marco Pancini di Google ha dichiarato:”No,
le leggi ad Aziendam che poi hanno un impatto su tutto l’ecosistema non
si possono fare. E bisognerebbe evitare di portare l’Italia a livello
dei peggiori paesi del mondo in fatto di reati d’opinione“.
L’Italia stessa è ormai un Paese ad Aziendam e in quanto a perseguire reati di opinione non siamo secondi a nessuno.
Lo Stato è nostro e noi ce lo riprenderemo.
Testo:
Dall’intervista di Alessandro Gilioli al sen. D’Alia pubblicata su “L’Espresso”
A. Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l’utilità.
D’Alia: L’emendamento
introduce l’articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al
ministro dell’interno, su comunicazione dell’autorità giudiziaria che
procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato,
attribuisce al ministero dell’interno il potere di disporre che i
fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti
di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che
contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant’altro connesse a queste
ipotesi di reato.
Cioè, è una norma che serve a cominciare a
intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce
sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della
comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina,
Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.
E poiché non vi è alcuno
strumento, nell’ordinamento, che consenta un intervento immediato
qualora ovviamente si ravvisi un’ipotesi di reato, cioè qualora la
magistratura stia indagando, il ministro dell’interno interviene con
uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare
che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste
manifestazioni illecite sulla rete.
Ovviamente, tutto questo avviene
con la possibilità del ricorso all’autorità giudiziaria da parte degli
interessati, e comunque attraverso una procedura di natura
contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una
diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con
le posizioni citate.
A. Gilioli: Però, senatore, mi
permetta di interromperla. La contestazione che viene fatta è proprio
questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare
le parti ma di oscurare il sito. Allora si dice: se c’è un gruppo su
facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti
del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare
l’intero sito.
D’Alia: Ma mi scusi: se il gestore del
sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto
che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore
poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i
gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di
chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.
A. Gilioli:
All’interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che
potrebbero ricadere, forse, all’interno della tipologia da lei
enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l’intero
YouTube?
D’Alia: Secondo me si, certo.
A. Gilioli: Ancora un altro caso…
D’Alia: Le
faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e
peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi
picchiano un loro coetaneo disabile – peraltro, in questo caso siamo in
presenza della rappresentazione di un reato non è che siamo in presenza
di una apologia: c’è la diretta o la riproduzione di un film in cui
viene commesso un illecito penale – è giusto che un sito lo mantenga?
Io credo di no.
A. Gilioli: Un altro caso: c’è una
discussione online, nei siti, nei forum. Fra utenti del forum può
capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci. Lei questo lo
ritiene una tipologia…
D’Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.
A. Gilioli: Le
faccio un’altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog.
All’interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi
insulta, minaccia. Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia
giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi
minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.
Anche in questo caso si rientra nella tipologia?
D’Alia: Guardi,
rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale
nell’ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle
leggi. I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice
penale o da altre disposizioni. Sono tutte ipotesi che sono ricondotte
a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che
quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro
manifestazioni. Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui
dico che Riina…
A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog…
D’Alia: Guardi,
i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un
blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro,
questa si chiama apologia di reato. Che io lo faccia sul blog, con un
telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia:
sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il
quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è
un gestore di internet tanto per essere chiari.
Io la penso in questo modo.
A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete?
D’Alia: Certo
A. Gilioli: Su facebook ci va?
D’Alia: No,
su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si
censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene
esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari
gruppi, ad esempio “Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e
confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a
Cutolo”.
Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara
peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un
sito indegno, dal mio punto di vista.
Con tutto il rispetto per chi vi accede.
A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?
D’Alia: Guardi,
io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché
Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e
degli stupri.
A. Gilioli: E se non le rispettano?
D’Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.
A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.
D’Alia: E’ evidente.”
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